Consiglio Superiore Lavori Pubblici

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PRIMA APPLICAZIONE DEL DM 17.01.2018 ALLE PROCEDURE AUTORIZZATIVE E DI QUALIFICAZIONE DEL STC

Nella Gazzetta Ufficiale n. 42 del 20.02.2018, S.O. n.8, è stato pubblicato l’aggiornamento delle Norme Tecniche per le Costruzioni, approvato con Decreto Ministeriale del 17.01.2018, che entrerà in vigore 30 giorni dopo la suddetta pubblicazione, il 22 marzo 2018.Si pubblica la nota n. 3187 del 21 marzo 2018 con la…     leggi tutto ...

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Indice
Il Consiglio
La storia
Il ruolo e l'attivitą del Consiglio Superiore dei lavori pubblici
Dall'800 in poi
 
Dall'800 in poi

Già negli anni a cavallo tra l'800 ed il '900, il Consiglio guida la prima pionieristica sperimentazione del cementoarmato, innescato dai brevetti francesi Hennebique e Monier, secondo un percorso originale nazionale che vede inizialmente l'uso del cemento armato in simbiosi con le strutture murarie.

E' il connubio tra intelaiatura in cemento armato e tamponature irrigidenti murarie quale criterio base per le strutture antisismiche dopo il tragico terremoto di Messina del 1908, cui fa seguito la prima normativa tecnica antisismica nazionale.

Anche nell'intenso programma di opere pubbliche diffuse in tutto il territorio nazionale, attuato nel periodo a cavallo delle due guerre mondiali, il Consiglio Superiore svolge il suo ruolo di massimo organo di controllo tecnico non solo per la realizzazione delle grandi opere infrastrutturali dell'epoca ma anche per l'edilizia pubblica di "servizio", attraverso opere che costituiscono episodi significativi della storia nazionale oltre che della architettura "razionalista".

Nel periodo che va dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni '60 il Consiglio Superiore è impegnato nei programmi e nei progetti per la riparazione dei danni di guerra. Oltre agli interventi di emergenza, vengono studiati anche programmi di più ampio respiro che si concretizzano in Piani di ricostruzione.

In quel periodo, infatti, l'esigenza primaria, anche in campo urbanistico, è la riedificazione ed il risanamento del patrimonio edilizio ed infrastrutturale distrutto dagli eventi bellici: si susseguono quindi i Piani di ricostruzione, dal primo, emblematico Piano di Cassino (1945) al Piano di Napoli (1946), a quelli di Pescara, Pisa, Ravenna, Macerata, Modena, Cosenza, Genova, tutti elaborati tra il 1945 ed il 1950.

Nel complesso vengono risanati oltre 200 agglomerati urbani.

L'emergenza postbellica porta a ricostruire o riparare oltre cinque milioni di vani abitativi, a ripristinare oltre 30.000 Km di strade, a sistemare o realizzare nuove arterie per circa 15.000 Km ed a riparare tutte le opere marittime e fluviali danneggiate.

Nel periodo della ricostruzione va altresì ricordata l'attività svolta dal Consiglio in stretta intesa con l'Amministrazione delle Belle Arti per il restauro di importanti monumenti danneggiati o semidistrutti dalla guerra: tra i più significativi, anche per l'impegno richiesto, sono da segnalare l'Archiginnasio di Bologna, il forte Michelangelo a Civitavecchia, l'Ospedale Maggiore di Milano, il Tempio di Augusto a Pola, la Chiesa di S. Chiara a Napoli, il Palazzo dei Trecento a Treviso, la Badia di Montecassino, la Basilica Palladiana a Vicenza, S. Lorenzo a Roma, il Tempio Malatestiano a Rimini, e vari ponti, come il ponte Scaligero e il Ponte Pietra a Verona, il ponte Vecchio di Bassano, il ponte coperto sul Ticino a Pavia, il ponte di Santa Trinita a Firenze.

Sotto il profilo urbanistico, con l'emanazione della legge n. 1150 del 1942 è diventata allo stesso tempo costante l'attività del Consiglio Superiore di esame e parere sui Piani Regolatori Generali dei Comuni, sui Piani intercomunali e sui Piani Territoriali di Coordinamento, i primi strumenti urbanistici che estendono al territorio regole di sviluppo delle nuove espansioni e di tutela dell'ambiente.

Nel settore dell'edilizia pubblica, negli anni '50 l'impegno più rilevante viene posto, peraltro, nella costruzione di nuovi edifici, tra i quali il Politecnico di Torino, la Facoltà di Economia e Commercio dell'Università di Bologna, le Cliniche universitarie di Roma, la Biblioteca Nazionale di Roma e quella di Torino, diverse sedi di Tribunali, tra i quali quelli di Roma (Piazzale Clodio), Napoli, Bari, attraverso concorsi di progettazione banditi su parere del Consiglio Superiore.

Oltre a ciò, il decennio 1950-1960 si caratterizza anche per l'avvio di ingenti programmi di realizzazione di opere a totale carico dello Stato o sovvenzionate, soprattutto nel settore abitativo (I.A.C.P., INCIS, INA Casa, Cooperative), con la costruzione di centinaia di migliaia di alloggi e la creazione dei cosiddetti «quartieri coordinati» di edilizia popolare, realizzati in 28 città italiane in base a criteri ed indirizzi espressi anche dal Consiglio Superiore.

Dal 1953 in poi, anche i progetti di edilizia scolastica ed universitaria e delle opere igieniche di competenza degli Enti locali sono stati sottoposti al parere del Consiglio Superiore, che nel 1952 ha portato da 5 a 6 il numero delle Sezioni e ha svolto altresì in modo sistematico, fino al decentramento delle competenze amministrative, l'attività di controllo sulla pianificazione territoriale: alla fine degli anni '50 su 315 Comuni obbligati alla predisposizione di un Piano Regolatore generale, 156 di essi hanno presentato al Consiglio il proprio P.R.G.; tra i principali vanno ricordati Torino, Genova, Bari, Bologna, Padova, Verona, ecc.

Per alcuni di questi Piani Regolatori le istruttorie vengono svolte di intesa con le Soprintendenze, come nei casi di Siena, Lucca, Brescia, Pavia, Pisa, Forlì, Viterbo, Perugia; in tali occasioni vengono elaborati principi-guida di notevole interesse per la salvaguardia ed il riassetto urbanistico di centri abitati di importanza storico-artistica o paesaggistica.

Un cenno a parte merita l'attenzione manifestata dal Consiglio per l'assetto urbanistico di Matera, dalla pianificazione dell'intero territorio materano, al risanamento dei rioni dei Sassi, alla costruzione dei nuovi quartieri popolari.

Per quanto riguarda la pianificazione sovraordinata, vanno segnalati in particolare il Piano intercomunale di Milano, con la formazione di un comprensorio esteso a 36 Comuni (1959); il Piano intercomunale di Torino, che oltre a questa città comprendeva 23 Comuni (1954) ed il Piano intercomunale di Roma (1958), esteso a 40 Comuni oltre la Capitale.

Anche in tali pareri, il Consiglio ha elaborato dei principi-guida ad integrazione delle disposizioni di legge, sottolineando ad esempio la necessità che i Piani concentrino lo studio soprattutto sui fattori di intercomunalità, lasciando maggior libertà ai singoli Comuni nelle previsioni che interessano gli elementi non direttamente collegati con tali fattori.

Negli anni '60 l'azione di controllo ma anche di guida ed indirizzo del Consiglio Superiore si esplica in particolare nei settori delle opere idrauliche, di bonifica e di sistemazione dei bacini fluviali (bacino del Po, dell'Arno, del Reno, ecc.) e nel settore delle opere marittime, con interventi di ampliamento ed ammodernamento rilevanti delle strutture nei Porti di Genova, Livorno, Napoli, Venezia, Ravenna, Trieste, Palermo, Catania, Cagliari, Porto Torres, Civitavecchia ed altri minori.

Nel campo dell'edilizia e delle infrastrutture l'attività del Consiglionegli anni '60 si caratterizza in particolare per l'esame di grandi opere, tra le quali a Roma l'aeroporto di Fiumicino, lo Stadio olimpico, il Palazzo dello Sport, il Ponte sul Tevere a Tor di Quinto, il viadotto di Corso Francia, la tangenziale, interventi che contribuiscono a conferire alla città un'immagine di moderna capitale europea.

Gli anni '70 sono caratterizzati da una progressiva perdita di competenze nel settore dell'urbanistica e di alcune tipologie di opere, come l'edilizia abitativa e quella scolastica. Rimane invece costante, ovvero si rafforza, l'attività del Consiglio Superiore nel campo delle opere pubbliche, delle infrastrutture, delle opere marittime ed idrauliche, della sicurezza delle costruzioni, settore quest'ultimo in cui vengono emanate norme fondamentali quali la legge n. 1086 del 1971 e la legge n. 64 del 1974.

Dalla grande spinta propulsiva degli anni della ricostruzione e del boom economico, nei quali nel Paese è prevalente l'esigenza di soddisfare il bisogno primario dell'abitazione e delle infrastrutture, con un'attenzione prevalente alla quantità rispetto alla qualità delle opere prodotte, negli anni '70 emerge in modo evidente una domanda diffusa di qualità dell'abitare, di sicurezza delle costruzioni, di standard urbanistici adeguati per tutti i cittadini: è del 1968 il decreto del Ministero dei Lavori Pubblici n. 1444 che, anche su impulso del Consiglio Superiore, stabilisce per la prima volta l'obbligo di dotare i quartieri di attrezzature scolastiche culturali, sanitarie, sociali in rapporto al numero degli abitanti.

Da quegli anni inizia a diffondersi anche un rinnovato interesse per il patrimonio storico-architettonico e per gli episodi anche minori di edilizia storica.

Al Consiglio Superiore in questo periodo una particolare attenzione viene rivolta alle problematiche della statica e del restauro della Torre di Pisa, di cui, a seguito di un parere del Consiglio, viene decretata la chiusura e l'avvio della opera di consolidamento; l'intervento si conclude alla fine degli anni '90 e costituisce un modello esemplare in campo internazionale.

La fine del '900 è caratterizzata per il Consiglio Superiore dell'attività di esame di alcuni progetti di particolare significato sotto il profilo sia funzionale che semantico, che possono rappresentare emblematicamente il passaggio tra il vecchio ed il nuovo secolo: il Ponte sullo Stretto di Messina, il MOSE a Venezia, la Variante di valico dell'Autostrada del Sole, ma anche, a scala urbana, l'Auditorium ed il Museo del XXI Secolo in via Guido Reni a Roma, l'Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, il Palahockey per i Giochi Olimpici Invernali di Torino del 2006. 06/44.26.73.83