SECONDA SEZIONE

Seduta del 21.10.99
Voto n.383

OGGETTO:
Appalto Concorso per la realizzazione dell’impianto di selezione e compostaggio sito in località "LE CORTINE" nel Comune di Arciano.
SIENA

LA SEZIONE

VISTA la nota n. 99 in data 29 settembre 1999 con la quale la Società SIENAMBIENTE ha chiesto parere sul progetto a margine indicato;

VISTI gli atti pervenuti;

UDITA la Commissione relatrice: SANTARIGA, BOARI, GAVASCI, MANCINI.

PREMESSA

Per una breve illustrazione dell’intervento in epigrafe, si riportano ampi stralci della Relazione di sintesi a corredo del progetto presentato.
"1) Caratteri generali dell’impianto di "Le Cortine"
L’impianto in esame è finalizzato essenzialmente alla produzione di compost di qualità derivante da materiali provenienti dai cicli di raccolta differenziata. Per tale motivo di dimensionamento dell’impianto è effettuato sulla base delle quantità di organico che le stime del Piano Provinciale di smaltimento rifiuti indicano da raccogliere separatamente. Durante una prima fase transitoria di organizzazione e ottimizzazione del servizio di raccolta differenziata, fino al raggiungimento della situazione a regime (R.D. pari al 51,32%) la potenzialità residua dell’impianto potrà essere utilizzata per la produzione di F.O.S. (Frazione Organica Stabilizzata) da matrice organica prodotta nell’impianto di selezione meccanica.
I materiali di partenza per la produzione rispettivamente di compost di qualità e F.O.S. saranno:

Compost di qualità

  1. rifiuto organico proveniente da raccolta differenziata domestica, scarti della trasformazione agroalimentare e del commercio e distribuzione di prodotti agroalimentari;
  2. sfalci, potature e materiale ligneocellulosico triturati;
  3. fanghi biologici;
  4. eventuali altri materiali omogenei a matrice organica
F.O.S.
  1. frazione a prevalente matrice organica selezionata mediante l’impianto di selezione meccanica precedentemente descritto;
  2. sfalci, potature e materiale ligneo cellulosico triturati;
  3. fanghi biologici (eventuale).
Utilizzando le frazioni sopra indicate potranno essere realizzate miscele differenti in funzione di vari fattori quali il contenuto di sostanza organica, l’umidità ecc. al fine di favorire i processi ossidativi e permettere il corretto svolgimento dei processi microbiologici. La flessibilità della struttura progettata permetterà di affrontare contemporaneamente situazioni intermedie o di passaggio alla situazione di regime senza dover modificare la parte impiantistica.
L’esperienza accumulata durante la gestione di altri impianti di compostaggio relativamente ai processi biossidativi, la possibilità di utilizzare miscele variabili di prodotti nonché metodiche e cicli di maturazione differenziati e la conoscenza degli obiettivi chimico fisici richiesti in funzione degli utilizzi agronomici, permetterà tra l’altro anche di ottimizzare:
- la composizione della matrice di partenza e dei corrispondenti parametri operativi (umidità pH, tempi, tempo di stabilizzazione, ecc) in funzione della qualità dei diversi materiali componenti le matrici;
- il livello di raffinazione necessario per produrre compost di qualità e quindi le caratteristiche di accettabilità del rifiuto;
- la procedura operativa per le varie fasi di miscelazione, biossidazione maturazione e raffinazione.
Il sistema impiantistico scelto può definirsi a "cumulo continuo aerato" caratterizzato dalla presenza di uno specifico sistema di insufflazione/aspirazione dell’aria per il corretto svolgimento dei fenomeni biossidativi. Tale processo, simile a quello effettuato nel piccolo impianto di Monteroni d’Arbia, rappresenta in pratica la riproduzione in condizioni più controllate ed accelerate dei meccanismi di degradazione della sostanza organica che si manifestano in natura e che possono essere descritti in due fasi ben distinte: A.C.T. (active composing time) o biossidazione accelerata e C.T. (curino time) o maturazione.
Nella dasi di biossidazione accelerata la biomassa si presenta come ancora fortemente putrescibile e forte consumatrice di ossigeno. I processi biossidativi nei materiali organici iniziali che si sviluppano rapidamente portano ad una conseguente produzione di calore, anidride carbonica, consumo di ossigeno e rilascio di liquidi in eccesso; la frazione organica più facilmente assimilabile quali gli zuccheri, gli amminoacidi, gli acidi, ecc., subisce così un’intensa degradazione l’attività dei batteri termofili (schizomiceti) determina l’innalzamento della temperatura che nell’arco di pochi giorni può raggiungere e superare i 70° C; contemporaneamente si registra una elevata produzione di ammoniaca e valori del pH superiori ad 8. In questo periodo una carenza di ossigeno, dovuta a cattiva distribuzione di aria nel materiale o a portata insufficiente può causare asfissia del materiale con conseguente anaerobiosi e compromissione di tutte le fasi seguenti della maturazione Assumono quindi importanza il dimensionamento del sistema di aerazione e la corretta costruzione chimico-fisico-geometrica del cumulo di materiale organico di partenza in modo da permettere la massima coerenza tra velocità di consumo di ossigeno e capacità di diffusione.
Esaurita la frazione organica più fermentiscibile la maggior parte dell’attività batterica tende ad esaurirsi e prendono inizio processi di decomposizione più lenti da parte dei microrganismi specifici che determinano l’umificazione; la temperatura tende a scendere fino a raggiungere valori intorno ai 45-60°C, il pH tende ad abbassarsi fino a stabilizzarsi intorno ai valori prossimi alla neutralità e l’umidità scende a valori non superiori al 40%. Si sviluppa da qui la fase microaerobica di maturazione che, attraverso la sintesi dei polimetri più complessi, determina la formazione di un substrato utile per la produzione di humus.
L’elemento principale che porta a differenziare i processi che avvengono in queste due fasi può essere ricondotto al contenuto di ossigeno all’interno della massa in compostaggio. In pratica, durante la fase di biossidazione accelerata, sarà necessario garantire una certa aerazione che favorisca l’innesco delle reazioni di degradazione e quindi l’innalzamento della temperatura fino a valori che permettano di igienizzare il materiale.

2) Materiali trattati e schema di progetto
La miscela di materiali da utilizzare come substrato per la produzione di compost di qualità da immettere nel mercato, deve essere tale da facilitare l’innesco del processo di trasformazione della materia organica con bilanciato contenuto di umidità, un corretto rapporto di carbonio su azoto e una giusta pezzatura iniziale.
Per tale motivo, come già accennato, oltre alla frazione organica ricavata da raccolta differenziata, è stato previsto l’impiego di scarti vegetali e ligneocellulosici triturati e di fanghi biologici. Si è anche prevista la possibilità di miscelare a tali prodotti ulteriori materiali finalizzati all’ottimizzazione del prodotto finale specificatamente per predefiniti impieghi agronomici.
In base alle suddette premesse, secondo le indicazioni del Piano Provinciale di smaltimento rifiuti, l’impianto di "Le Cortine" è stato dimensionato per trattare circa 22.000 tonnellate di sostanza organica all’anno suddiviso tra F.O.R.S.U., (Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani), ligneocellulosici e fanghi biologici, secondo lo schema sopra riportato che qui si riassume:

Tipo di materiali Quantità

(tonn/anno)

Frazione organica 11.000
Ligneo-cellulosici 6.500
Fanghi 4.500
TOTALE 22.000

L’impianto può essere schematicamente suddiviso nelle seguenti sezioni:

  1. sezione di preparazione mediante biotriturazione delle sostanze ligneocellulosiche;
  2. sezione destinata al ricevimento e stoccaggio iniziale dei materiali, preventivamente selezionati ed eventualmente triturati per la formazione del substrato da avviare al compostaggio;
  3. sezione di apertura sacchi, triturazione e omogeneizzazione per la preparazione del substrato;
  4. sezione di biossidazione;
  5. sezione di maturazione;
  6. sezione di raffinazione e stoccaggio finale dei prodotti pronti per il riutilizzo.
  1. Per la triturazione dei materiali ligneo cellulosici e di eventuali altre frazioni organiche più grossolane prima del loro utilizzo, sarà impiegata una macchina trituratrice scippatrice a martelli dotata di motore autonomo a gasolio. Il sistema di triturazione utilizzato dovrà operare una sfibratura dei materiali aumentando quindi la superficie di contatto degli stessi. Tale operazione avverrà su un’area pavimentata adiacente all’area destinata allo stoccaggio delle ramaglie. Prima delle successive operazioni si provvederà manualmente ad allontanare eventuali componenti inorganici (metalli, plastiche ecc.) o altri corpi estranei;
  2. Le varie frazioni di materiali organici utilizzabili (FORSU, fanghi biologici, ligneo cellulosici ed eventuali altri), vengono conferite alle corrispondenti fosse di stoccaggio precedentemente descritte. Il materiale vegetale preventivamente triturato viene anch’esso trasferito nell’apposita fosse mediante pala meccanica;
  3. Le varie frazioni di materiali vengono prelevate mediante la stessa benna a polipo utilizzata per i rifiuti restanti dopo raccolta differenziata e rifiuti assimilabili agli urbani. Unica eccezione è rappresentata dai fanghi biologica che vengono invece prelevati dalla fossa a fondo tronco-piramidale mediante coclea. Le frazioni, in percentuali predefinite in base alla natura dei prodotti di partenza e del compost da ottenere, vengono miscelati in una macchina dotata di coclee dentate controrotanti ad alimentazione elettrica. La macchina, oltre miscelare attua anche l’apertura e dilacerazione dei sacchetti utilizzati per la FORSU senza la formazione di materiali fini formando una miscela omogenea in qualità e pezzatura;
  4. All’uscita della macchina, un nastro trasportatore provvede al trasferimento del substrato all’interno del capannone di biossidazione accelerata. Tale capannone sarà coperto e parzialmente tamponato in modo da lasciare aperture sufficienti a permettere un parziale ricambio d’aria ma, allo stesso tempo, rendere più controllabili e stabili le condizioni di temperatura e umidità dei cumuli rispetto ad una soluzione completamente aperta o solo coperta;
  5. Al termine del ciclo di biossidazione accelerata la pala gommata carica il materiale stabilizzato su un nastro trasportatore di uscita che lo convoglia all’area della maturazione. Tale area scoperta è pavimentata mediante platea in c.l.s. e dimensionata per uno stazionamento del materiale di circa 2 mesi. In questa area non è prevista aerazione forzata ma l’ossigeno necessario viene fornito semplicemente mediante le operazioni di rivoltamento del cumulo effettuato mediante macchina rivoltacumuli;
  6. Al termine del ciclo di maturazione di compost viene prelevato con la pala gommata e conferito alla sezione di vagliatura e di raffinatura al fine di depurarlo dalle parte più grossolane e da eventuali corpi estranei. La raffinazione avviene in due stadi successivi finalizzati alla separazione del compost raffinato da altro materiale organico avente caratteristiche idonee ad essere reimmesso nel ciclo per l’innesco delle reazioni di ossidazione miscelandolo con nuovo materiale in ingresso e dal materiale di scarto destinato allo smaltimento o alla termovalorizzazione. L’aria dell’ambiente di lavorazione sarà aspirata con apposite cappe e convogliata in filtro a maniche per la depolverazione. Il materiale vagliato sarà trasportato nell’area pavimentata esterna per la stabilizzazione finale prima della sua immissione nel mercato (compost di qualità).
3) Centro operativo aziendale

Elemento costitutivo del costruendo complesso impiantistico di Pian delle Cortine sarà anche una struttura destinata al rimessaggio di parte degli automezzi adibiti al servizi di raccolta dei Rifiuti Solidi Urbani, trasporto e raccolta differenziata. La scelta baricentrica della localizzazione e la qualità della rete stradale di servizio consentono:

  • Di ottimizzare la raccolta e trasporto dei rifiuti;
  • Di ridurre la circolazione degli automezzi, con conseguente diminuzione dell’impatto ambientale;
  • Di accelerare i tempi di trasferimento dei rifiuti dagli autocompattatori adibiti alla raccolta e ai bilici utilizzati per il trasporto dal sovvallo ad elevato P.c.i. all’impianto di termoutilizzazione di Poggibonsi e delle scorie di quest’ultimo alla discarica di Sinalunga.
4) Valorizzazione prodotti della raccolta differenziata

La possibilità di recuperare materiali dai rifiuti, quanto risulta fattibile sotto l’aspetto tecnico e ambientale, si scontra a volte con la non economicità del recupero di alcune tipologie, specie per quelle che vengono prodotte su quantitativi limitati e in modo frammentato in un territorio come quello della Provincia di Siena caratterizzato da grandi superfici e bassa densità abitativa. Ad ogni modo a seguito di quanto previsto dal D.S. 22/97 ed in particolare con la completa emanazione dei decreti attuativi che introducono procedure semplificate per il recupero di materia ed energia dei rifiuti è prevedibile che il quantitativo di rifiuti recuperati aumenti ulteriormente in modo da minimizzare l’ammontare dei rifiuti che vengono smaltiti negli impianti di smaltimento previsti dal Piano Provinciale. Per quanto riguarda il recupero di materia dai rifiuti solidi urbani risulta essenziale un ottimale sviluppo della RD ai fini dell’ottenimento di materiali di qualità, esenti da sostanze contaminati, o comunque entro i limiti previsti dagli accordi finalizzati alla corresponsione degli incentivi. Pertanto la scelta di realizzare un impianto di selezione e valorizzazione della RD ci permetterà di ottenere un prodotto, per ogni frazione merceologica, pronto al riciclaggio.

Lo schema sintetico del costruendo impianto che riceverà dal bacino senese circa 8.000 tonnellate all’anno di materiali provenienti dalla Raccolta Differenziata multimateriale e 11.000 tonnellate all’anno di carta e cartone, sarà articolato per trattare a periodi alterni i suddetti due flussi di materiali.

CONSIDERATO

- CHE gli elaborati esaminati appaiono sufficientemente approfonditi e definiscono le linee generali delle problematiche affrontate, gli obiettivi e gli scopi che l’Ente appaltante si prefigge di raggiungere con l’intervento di che trattasi; talvolta tuttavia si evidenzia la necessità di definire dettagli costruttivi per in effetti il sistema di appalto prescelto potrà consentire di perfezionare;

- CHE le problematiche da affrontare ed i risultati attesi con l’intervento appaiono congruenti con gli obiettivi strategici posti dalle recenti normative di setter (legge Ronchi) e la complessità delle tematiche da trattare in un settore specialistico nel quale le conoscenze scientifiche e tecnologiche sono di dominio di limitati gruppi professionali ed imprenditoriali, fanno in effetti ritenere opportuno far ricorso alla speciale procedura dell’appalto-concorso richiesta espressamente dell’Ente Appaltante;

- CHE tuttavia si ritiene sia necessario che l’Ente precisi negli elaborati posti a base di gara che, pur essendo stati fissati dall’Ente gli obiettivi e gli scopi nonché le tecnologie occorrenti per raggiungere per definiti livelli prestazionali, i singoli concorrenti potranno anche proporre e documentare processi e tecnologie costruttive alternative, purché migliorative in termini di costi-benefici, a quelli che l’Ente ha ritenuto di indicare in fase di individuazione dei livelli prestazionali minimi da garantire: ciò proprio per esaltare le potenzialità e le professionalità dei concorrenti alla gara;

- CHE negli atti di gara siano ben chiariti e definiti i principali parametri e risultati attesi a valle dei processi e dei trattamenti previsti onde verificarsi poi attentamente nel corso della gestione pluriennale degli impianti.

Tutto quanto sopra premesso e considerato, la Sezione all’unanimità è

DEL PARERE

che la richiesta della Soc. SIENAMBIENTE di far ricorso alla procedura dell’appalto-concorso per la realizzazione dell’impianto di selezione e compostaggio da situare in località "Le Cortine" nel Comune di Asciano-Siena sia meritevole di accoglimento.