QUARTA SEZIONE

 Seduta del 25.2 99
 Voto n.43

OGGETTO:
Legge 30.12.1959 n. 1254. Impianti in serie ed a catena.
AFFARI GENERALI

LA SEZIONE

VISTA la nota 25.1.99 n. 699/UBP con la quale la Direzione Generale della Difesa del Suolo, nel trasmettere l’affare in oggetto, ha chiesto il parere di questa Sezione;

ESAMINATI gli atti della pratica;

UDITA la Commissione relatrice: (Grappelli, Mechelli, Da Deppo, Gentili)

PREMESSO

La legge 30.12.1959, n. 1254, contenente norme interpretative della legge 27.12.1953 n. 959, sulle acque e sugli impianti elettrici delle zone montane, nel definire l’obbligo di pagamento del sovracanone dovuto dai concessionari di derivazioni ad uso idroelettrico ai Comuni ricadenti nei bacini imbriferi montani, lascia un margine di incertezza in ordine ai cosiddetti impianti "a catena" o "in serie". Infatti, l’art. 1 della legge in oggetto s limita a dettare che "tutti i concessionari di grandi derivazioni di acqua per produzione di forza motrice, quando le opere di presa o di prima presa, nel caso di impianti a catena o in serie .......ricadono in tutto o in parte nel perimetro di bacini imbriferi montani sono tenuti al pagamento annuo di L. 1300" (attualmente è di L. 16.677) "per ogni kW di potenza nominale media concessa".
Il Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Roma, con sentenza del 25.5.1961, ha ritenuto che sono da intendersi impianti "a catena" o "in serie" ai sensi della suddetta norma quelli che, prima di restituire l’acqua all’alveo originario, sono collegati ad un altro o ad altri successivamente con unica restituzione in modo che tutto il seguito di derivazione possa ritenersi legato alla prima.
In questo contesto il Consorzio per il bacino Imbrifero Montano della Valle d’Aosta ha predisposto una perizia idraulica relativa agli impianti di Montjovet e di Hone I trasmessa dalla Federbim con nota n. 39 del 18.1.1999.
Tale perizia considera gli impianti in questione "in serie" con l’impianto di Saint-Clair, ossia del primo impianto avente le opere di presa nel perimetro del bacino imbrifero montano della Dora Baltea, fornendo un quadro completo degli elementi caratteristici dei tre impianti (presa, centrale e scarico).
In sintesi viene ritenuto che i suddetti impianti siano da considerare in serie, in quanto nella centrale di Saint-Clair, che è il primo impianto procedendo da monte verso valle, "viene turbinata una portata massima di 55 mc/s ed una portata media di 34.15 mc/s. Dette portate vengono scaricate nel fiume Dora fuori perimetro del Bim e ricaptate alla presa dell’impianto di Monjovet raggiungendo così una potenzialità nella centrale medesima di una portata massima turbinata di 110 mc/s ed una portata media di 59.19 mc/s. Pertanto, per le portate turbinate nella centrale di Monjovet, i due impianti sono classificabili come impienti in serie almeno per la portata scaricata dalla centrale di Saint-Clair in quanto ad una medesima portata vengono associati due salti motori consecutivi. Per i motivi precedentemente esposti risulta classificabile in serie anche l’impianto di Hone, sempre almeno per i valori di portata turbinata a Saint-Clair".
Nella perizia si legge pure che "la particolare conformazione del territorio non ha permesso la realizzazione di un canale diretto di prelievo dello scarico, per il suo riutilizzo nella centrale immediatamente a valle di Montjovet, per cui la scelta obbligata è stata quella di restituire le acque già turbinate in Dora e ricaptarle immediatamente a valle in uno con le ulteriori portate disponibili nella Dora stessa".
In base a quanto sopra il Consorzio ha chiesto all’ENEL, ente concessionario, il pagamento dei sovracanoni idroelettrici per gli impianti di Monjovet e di Hone I, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1 della legge 1254/59.
La stessa perizia è stata recepita anche dal Consorzio per il bacino imbrifero montano della Dora Baltea che, a sua volta, ha chiesto all’ENEL il pagamento dei rispettivi sovracanoni idroelettrici.
Con nota del 24 luglio 1998, n. 6086, l’ENEL ha ritenuto non sussistere nel caso in esame i requisiti tecnici per reputare le due derivazioni "in serie" traendo le proprie motivazioni dai principi di cui alla cennata pronuncia del TRAP di Roma.
Stante la peculiarità della fattispecie in esame, la Direzione Generale della Difesa del Suolo ha trasmesso gli atti relativi per l’esame e parere di questo Consesso.

CONSIDERATO

Alla Sezione, giusta quanto esposto nelle premesse, viene in sostanza chiesto di esprimere parere sulla "classificazione" tecnico-amministrativa degli impianti "Montjovet" e "Hone I", rispetto all’impianto di monte "Saint-clair", in riferimento al disposto dell’art. 1 della L. 30.12.1959 n. 1254.
Al riguardo è da rilevare che l’incertezza interpretativa di tale norma di legge - di cui è cenno nella richiesta di parere della Direzione Generale della Difesa del Suolo - risulta essere stata risolta dalla sentenza n. 440/61 del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche di Roma, citata dalla stessa Direzione Generale, laddove è affermato "che, per impianti a catena o in serie sono da intendere quelli che, prima di restituire l’acqua all’alveo originario, sono collegati ad un altro o ad altri successivamente con unica restituzione in modo che tutto il seguito di derivazioni è legato alla prima", confermando sue precedenti pronunzie.
Il T.R.A.P. ha richiamato in proposito un parere di questo Consiglio Superiore, espresso in precedente situazione analoga, secondo il quale la "serie" o la "catena" consiste "nella relazione di interdipendenza degli impianti in guisa che quello inferiore non possa funzionare indipendentemente dalla esistenza di quello superiore".
La questione generale, dopo quella sentenza, sembra aver avuto definitiva chiarificazione, non risultando essere intervenute altre pronunzie in merito, né dalla letteratura scientifica risultano modificate le suddette definizioni degli impianti "a catena" o "in serie".
Di conseguenza, la situazione di fatto degli impianti ENEL sulla Dora Baltea, come anche illustrata nella stessa perizia redatta a cura del Consorzio BIM della Val D’Aosta, non consente di classificare gli impianti stessi "a catena" o "in serie".
Ciò posto, si ritiene di osservare che le argomentazioni idrologiche ed orografiche esposte nella perizia su citata, e le connesse implicazioni di carattere economico, potrebbero essere rappresentate in altre sedi con riferimento alle problematiche economico - sociali proprie delle comunità montane, e quindi avere attenzione per eventuali intese e soluzioni equitative.

Tutto quanto sopra premesso e considerato la Sezione all’unanimità

E’ DEL PARERE

espresso nei "considerato".