SEZIONI RIUNITE PRIMA E QUINTA

Seduta del 16.06.99
Voto n.196

OGGETTO:
Proposta di legge di conversione del decreto-legge 13.5.1999 n. 132 recante "Interventi urgenti in materia di protezione civile" (AC 6028)
AFFARI GENERALI

LE SEZIONI

VISTA la nota n. 155 del 26.5.99 con la quale il Servizio Tecnico Centrale trasmette per esame e parere l’affare in oggetto;

ESAMINATI gli atti;

UDITA la Commissione Relatrice (Guglielmi, Lucchese, Emmi, Calzona, Gentili, Como, Napolitano)

PREMESSO

L’Ufficio Studi e Legislazione, con nota n. 776 del 25.5.99 ha sottoposto al Servizio Tecnico Centrale, per eventuali osservazioni e proposte, il disegno di legge AC 6028 di conversione del decreto-legge 13 maggio 1999 n. 132, recante interventi urgenti in materia di protezione civile.
Premesso che la legge di conversione non propone modifiche sostanziali al citato decreto-legge n. 132/99, si riporta nel seguito il testo del suddetto disegno di legge n. 6028:

"Interventi urgenti in materia di protezione civile
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza di adottare ulteriori interventi per fronteggiare gli eventi sismici verificatisi nelle regioni Basilicata e Calabria, rispettivamente nelle province di Potenza e di Cosenza, e nella provincia di Salerno nel giorno 9 settembre 1998;
Ritenuta altresì la straordinaria necessità ed urgenza di emanare disposizioni per il territorio della regione Campania colpito dalle colate di fango del maggio 1998, nonché per gli eventi calamitosi che hanno interessato altre zone del territorio nazionale e per interventi indifferibili di protezione civile;
Vista la deliberazione dei Consiglio dei Ministri, adottata nella riunione del 7 maggio 1999;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Ministro dell’Interno e per il coordinamento della protezione civile, di concerto con i Ministri del Tesoro, del Bilancio, e della programmazione economica, delle finanze, dei lavori pubblici, per i beni e le attività culturali e dell'industria, del commercio e dell'artigianato;

EMANA

il seguente decreto-legge:

Articolo 1.
(Interventi urgenti in favore delle regioni Basilicata, Calabria
e Campania interessate dal sisma del 9 settembre 1998).
l. Le disposizioni di cui agli articoli 2 e 3 sono volte a disciplinare gli interventi di ricostruzione nei territori delle regioni Basilicata, Calabria e Campania, interessati dal sisma del 9 settembre 1998 e individuati o da individuare con ordinanze dei Ministro dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile. In dette ordinanze sono, altresì, adottate le disposizioni per il completamento degli accertamenti tecnici. I presidenti delle regioni Basilicata e Calabria, nominati commissari delegati ai sensi dell'articolo 1 dell'ordinanza n. 2847 del 17 settembre 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 220 del 21 settembre 1998, completano gli interventi urgenti di loro competenza avvalendosi delle risorse e delle procedure stabilite e, comunque, nel termine della durata dello stato di emergenza.
2. Le regioni Basilicata, Calabria e Campania, sulla base dei risultati degli accertamenti tecnici di cui al comma 1, definiscono, entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto secondo criteri omogenei, concordati tra le regioni stesse su deliberazione delle rispettive Giunte, il programma finanziario di utilizzazione delle disponibilità di cui all’articolo 4. Nel programma vengono individuati, come obiettivi prioritari, il rientro dei nuclei familiari nelle abitazioni principali, che risultano totalmente o parzialmente inagibili, la ripresa delle attività produttive, il recupero della funzionalità delle strutture e infrastrutture pubbliche e del patrimonio culturale, il completamento del piano degli interventi sui dissesti idrogeologici già avviati. La Regione Basilicata provvede, altresì, a redigere ed attuare, sulla base delle disponibilità di cui all'articolo 4, comma 1, un programma di interventi per i territori delle province di Matera e Potenza interessati dagli eventi sismici del 5 maggio 1990 e 25 maggio 1991.
Articolo 2.
(Disciplina degli interventi)
l. Per le attività di ricostruzione nei territori di cui all'articolo 1 si applicano le norme del decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61, relative alla individuazione dei criteri tecnici ed economici, agli interventi, attraverso programmi di recupero, nelle zone di particolare interesse dei centri storici dove gli edifici distrutti o danneggiati superano il 40 per cento del patrimonio edilizio, agli interventi a favore dei privati, con priorità per le abitazioni principali totalmente distrutte o totalmente o parzialmente inagibili, agli interventi per la ripresa delle attività produttive, nonché agli interventi per il recupero della funzionalità delle strutture ed infrastrutture pubbliche.
2. Per l'anno 1999 ai comuni interessati dal sisma del 9 settembre 1998 è concesso dal Ministero dell'interno un contributo straordinario rispetto alle risorse in godimento nell'anno 1998 pari al 20 per cento, al 30 per cento ed al 40 per cento, rispettivamente per i comuni con abitazioni totalmente o parzialmente inagibili superiori al 15 per cento, al 25 per cento e al 35 per cento del totale delle abitazioni. Le risorse sono costituite dal contributo ordinario, consolidato e perequativo assegnato ai comuni e dall'imposta comunale sugli immobili a suo tempo detratta. L'onere valutato in lire 11.000 milioni, è posto a carico delle disponibilità di cui all'articolo 4, comma l. Le regioni provvedono a versare direttamente i contributi agli enti locali interessati sulla base di apposita tabella di ripartizione predisposta dal Ministero dell'Interno.
3. Per gli ulteriori interventi da attuarsi da parte del Ministero per i beni e le attività culturali, i soprintendenti per i beni ambientali e architettonici della Basilicata e della Calabria sono autorizzati, sulla base di una ripartizione effettuata dal Ministero per i beni e le attività culturali, a contrarre mutui ventennali con la Banca europea degli investimenti, il Fondo di sviluppo sociale del Consiglio d'Europa, la Cassa depositi e prestiti ed altri enti creditizi nazionali ed esteri, nel limite di impegno ventennale, a decorrere dal 2000 e fino al 2019, di lire 3 miliardi per l’anno 2000. I proventi dei mutui affluiscono direttamente alla contabilità speciale intestata agli stessi soprintendenti. Per il recupero degli edifici monumentali privati, danneggiati dal terremoto, possono essere inoltre concessi contributi per gli altri interventi di restauro ai sensi e con le modalità di cui ai commi terzo e quarto dell'articolo 3 della legge 21 dicembre 1961, n. 1552, come modificato dall'articolo 5 della legge 8 ottobre 1997, n. 352.
4. Con ordinanze, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225, possono essere adottate misure di semplificazione ed accelerazione delle procedure per l'attuazione degli interventi di cui al presente decreto, nonché, di adeguamento della normativa di cui al decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61, in funzione alle esigenze operative. Con le stesse ordinanze vengono, altresì, stabiliti i parametri tecnici per l'ammissibilità del danno subito per effetto degli eventi di cui all’articolo 1 al contributo pubblico e disposte misure di rafforzamento delle strutture delle regioni, degli enti locali e del Ministero per i beni e le attività culturali, in analogia con quanto disposto dagli articoli 8, comma 7, e 14, comma 14, del citato decreto-legge n. 6 del 1998, nel limite del 2 per cento dei rispettivi stanziamenti.

Articolo 3.

(Modifiche al decreto legge n. 6 del 1998, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 61 del 998 – Disposizioni varie relative a eventi calamitosi)
l. Le disposizioni di cui all'articolo 12 della legge 27 dicembre 1997, n. 449, e dei decreto 28 settembre 1998, n. 499, adottato ai sensi del comma 3 del medesimo articolo 12 ed i cui termini sono aggiornati con ordinanza del Ministro dell'interno delegato per il coordinamento della protezione civile, si applicano fino al 31 dicembre 2000, anche per i territori di cui all'articolo 1, mantenendosi in bilancio fino alla stessa data le relative disponibilità finanziarie.
2. All'articolo 2, comma 3, lettera e), del decreto-legge n. 6 del 1998, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 61 del 1998, è aggiunto, in fine, il seguente periodo: "Gli interventi sugli edifici delle regioni e degli enti locali comprendono anche le opere strettamente necessarie per l’adeguamento degli impianti tecnici e l’abbattimento delle barriere architettoniche previsti dalla normativa vigente".
3. All'articolo 5, comma 2, del decreto legge n. 6 del 1998, sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "e il costo di nuova costruzione di stalle quando la loro delocalizzazione è prescritta dalle vigenti normative".
4. Per l'attuazione degli interventi di ricostruzione nel territorio dei comuni della provincia di Messina interessati dall’evento sismico del 14 febbraio 1999 è assegnato alla Regione siciliana, per l'anno 1999, un contributo di lire 6,5 miliardi. Con ordinanze ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225 , vengono stabilite le relative disposizioni operative, per l'esecuzione degli interventi.
5. II termine di cui all'articolo 4-quinquies, comma 1, del decreto-legge 19 maggio 1997, n. 130, convertito dalla legge 16 luglio 1997, n. 228, così come modificato dall’articolo 23, comma 6-quinquies, del decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6 , è prorogato al 20 luglio 2000.

Articolo 4.
(Norma di copertura)

1. Per l'attuazione degli interventi di cui agli articoli 1 e 2, commi 1 e 2, le regioni sono autorizzate a contrarre mutui con la Banca europea per gli investimenti, il Fondo di sviluppo sociale del Consiglio d'Europa, la Cassa depositi e prestiti ed altri enti creditizi nazionali ed esteri, in deroga al limite di indebitamento stabilito dalla normativa vigente; ai mutui il Dipartimento della protezione civile concorre con contributi ventennali, pari a lire 41 miliardi annui per la regione Basilicata, a lire 5,5 miliardi annui per la regione Calabria ed a lire 0,5 miliardi annui per la regione Campania, a decorrere dall'anno 2000 fino al 2019. Al relativo onere, pari a complessive lire 47 miliardi annui per ciascuno degli anni 2000 e 2001, si provvede mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni per gli anni medesimi dello stanziamento iscritto ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio, e della Programmazione Economica per l'esercizio finanziario 1999, all'uopo parzialmente utilizzando l'accantonamento relativo al medesimo Ministero.
2. All'onere di cui all'articolo 2, comma 3, si provvede, per l'anno 2000, mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui al decreto-legge 3 maggio 1991, n. 142, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 luglio 1991, n. 195, così come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 1998, n. 449, volta ad assicurare il finanziamento del fondo della protezione civile, e per l'anno 2001, mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni per i medesimi anni dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l’anno 1999, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero per i beni e le attività culturali.
3. All’onere di cui all’articolo 3, comma 4, si provvede mediante riduzione dell’autorizzazione di spesa relativa alla quota dello Stato dell’8 per mille dell’IRPEF, iscritta nello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l’anno 1999 ai sensi dell’arti-colo 48 della legge 20 maggio 1985, n. 222.

Articolo 5.
(Interventi urgenti in favore delle Regioni Campania, Emilia-Romagna,
Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana colpite da eventi calamitosi)

1. Le disposizioni del presente articolo e dell’articolo 6 sono volte a disciplinare la ricostruzione e gli interventi infrastrutturali di emergenze nei territori della Regione Campania colpiti dalle colate di fango del 5 e 6 maggio 1998 e nei territori delle Regioni Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana colpiti da eventi alluvionali nei mesi di settembre, ottobre, novembre e dicembre 1998 e gennaio e febbraio 1999. Esse sono, altresì, volte a completare gli interventi strutturali di emergenza nei territori dell'Emilia-Romagna e della Toscana già avviati, rispettivamente, con il decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61, e con il decreto-legge 12 novembre 1996, n. 576, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 dicembre 1996, n. 677.
2. Il presidente della Regione Campania, nominato commissario delegato attua, nei limiti di spesa di cui all'articolo 7. e nei territori dei comuni interessati, gli interventi previsti dal piano di cui all'articolo 2 dell'ordinanza del Ministro dell'interno delegato per il coordinamento della protezione civile n. 2787 del 21 maggio 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. -120 del 26 maggio 1998, e successive modificazioni, con priorità per quelli che hanno per finalità il riassetto idrogeologico complessivo e la riduzione del rischio.
3. Le Regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana attuano, nei limiti di spesa di cui all'articolo 7, gli interventi di emergenza, già avviati nei territori indicati nelle ordinanze, adottate ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225. La Regione Toscana provvede, altresì, a delimitare i territori delle province di Arezzo, Firenze, Grosseto, Lucca e Prato, interessati dagli eventi alluvionali e dissesti idrogeologici nei mesi di ottobre, novembre e dicembre 1998, al fine degli interventi di cui al presente articolo e all’articolo 6.
4. Per l’attuazione degli interventi di cui al comma 3 si applicano le disposizioni di cui all’articolo 14 del citato decreto-legge n. 6 del 1998. Per ulteriori semplificazioni procedurali possono essere adottate ordinanze ai sensi dell’articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
5. Ai Comuni di Sarno, Quindici, Bracigliano, Siano e San Felice a Cancello è concesso dal Ministero dell’Interno un contributo complessivo di lire 6 miliardi, per l’anno 1999, per compensare le minori entrate derivanti dai cespiti erariali, nonché le maggiori spese connesse all’emergenza.

Articolo 6.
(Interventi a favore dei soggetti privati delle Regioni Campania,
Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana danneggiati dalle calamità idrogeologiche del 1998 e dei primi mesi del 1999)

1. A favore dei soggetti privati e delle attività produttive danneggiati dagli eventi calamitosi di cui all'articolo 6, comma 1, si applicano i benefici di cui agli articoli 4, comma 6, e 18, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 30 gennaio 1998, n. 6, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 marzo 1998, n. 61.
2. Nei territori di cui all'articolo 5 è vietato procedere alla ricostruzione di immobili distrutti nelle aree ad elevato rischio idrogeologico: all’individuazione e perimetrazione di dette aree procedono le regioni territorialmente competenti, entro il termine del 30 settembre 1999. Se le regioni non provvedono entro tale termine, l’individuazione e la perimetrazione sono disposte con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, adottato, su proposta del Ministro dei Lavori Pubblici, d'intesa con il Ministro dell'Interno delegato per il coordinamento della protezione civile e con il Ministro dell'Ambiente, previa diffida e decorso il termine di quindici giorni dalla comunicazione della diffida medesima alla competente regione. Nelle stesse aree è fatto, altresì, divieto di nuovi insediamenti, anche produttivi, fino alla realizzazione degli interventi strutturali di emergenza e di messa in sicurezza di cui all’articolo 5 e conseguente riperimetrazione delle aree a rischio. Per i territori della regione Campania colpiti dagli eventi calamitosi del 5 e 6 maggio 1998 la perimetrazione delle aree ad elevato rischio idrogeologico è effettuata ai sensi dell'articolo 1 comma 3, lettera b), dell'ordinanza del Ministro dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile n. 2980, del 27 aprile 1999. pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 102 del 4 maggio 1999.
3. Entro trenta giorni dalla perimetrazione delle aree a rischio di cui al comma 2 i Comuni interessati provvedono ad individuare, d'intesa con la regione, le aree per la ricostruzione delle unità immobiliari totalmente distrutte o da demolire come previsto dal comma 4. La deliberazione del comune e la relativa intesa con l'Amministrazione regionale costituiscono variante agli strumenti urbanistici vigenti. Ove gli immobili non vengano ricostruiti nel medesimo sito, i relitti dei medesimi sono demoliti e l’area di risulta è acquisita al patrimonio indisponibile del comune.
4. I presidenti delle regioni, perimetrate le aree a rischio idrogeologico ai sensi del comma 2, provvedono, entro i successivi sei mesi, all’individuazione e demolizione degli immobili, a qualsiasi uso adibiti, che costituiscono ostacolo al regolare deflusso delle acque e limitano l’adeguamento delle sezioni idrauliche; l’area di risulta è acquisita al patrimonio indispensabile del comune, ove non si tratti di bene demaniale. In tali casi ai soggetti interessati spettano, nei limiti delle disponibilità finanziarie di cui al comma 6, i seguenti contributi:

  1. qualora la demolizione abbia ad oggetto immobili adibiti ad uso abitativo, è corrisposto il contributo di cui al comma 1, secondo le modalità e le condizioni ivi previste;
  2. qualora la demolizione abbia ad oggetto immobili adibiti ad attività produttive, è corrisposto un contributo pari al valore dell’immobile da demolire;
5. Ove l’immobile sia stato costruito in violazione delle norme urbanistiche ed edilizie, senza che sia intervenuta sanatoria, non è dovuto alcun indennizzo. Trascorso il termine di cui al comma 4, all’individuazione e alla demolizione provvede il Prefetto della Provincia interessata, avvalendosi delle strutture tecniche civili e militari dello Stato.
6. Le regioni provvedono all'accertamento definitivo dei danni e alla concessione dei contributi di cui al presente articolo, nonché a stabilire le relative modalità e disposizioni operative. Le provvidenze già concesse per gli stessi eventi calamitosi con ordinanze del Ministro dell’Interno delegato per il coordinamento della protezione civile costituiscono anticipazione sui benefici di cui al presente articolo.

Articolo 7.
(Norma di copertura)

1. Per l'attuazione degli interventi di cui agli articoli 5, con esclusione del comma 5, e 6, le regioni Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Liguria e Toscana sono autorizzate a contrarre mutui con la Banca europea per la Liguria e la Toscana sono autorizzate a contrarre mutui con la Banca europea per gli investimenti, il Fondo di sviluppo sociale del Consiglio d'Europa, la Cassa depositi e prestiti ed altri enti creditizi nazionali ed esteri, in deroga al limite di indebitamento stabilito dalla normativa vigente; ai mutui il Dipartimento della protezione civile è autorizzato a concorrere con contributi ventennali, rispettivamente, pari a lire 4 miliardi annui per la regione, Emilia-Romagna, a lire 7 miliardi annui per la regione Friuli-Venezia Giulia, a lire 12,5 miliardi annui per la regione Liguria ed a lire 6 miliardi annui per la regione Toscana, a decorrere dall'anno 2000 fino al 2019, nonché a lire 3,5 miliardi annui per la regione Toscana, a decorrere dall'anno 2001 e fino al 2020. Al relativo onere pari a complessive lire 29,5 miliardi per l’anno 2000 ed a lire 33 miliardi per l'anno 2001, si provvede mediante corrispondente riduzione delle proiezioni relative agli anni medesimi dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell’ambito dell’unità previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l’esercizio finanziario 1999, all’uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al medesimo Ministero.
2. All'onere di lire 304 miliardi per gli interventi di cui agli articoli 5 e 6 nella Regione Campania, si fa fronte con corrispondente riduzione dell'autoriz-zazione di spesa di cui all'art. 12, comma 3. della legge 27 dicembre 1997, n. 449.
3. All'onere di cui all’articolo 5, comma 5 si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento iscritto, per l'anno 1999, nell'ambito dell'unità previsionale di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica, all'uopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero dell’Interno.
4. Il Ministro del Tesoro. del Bilancio e della Programmazione economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le variazioni di bilancio occorrenti per l’attuazione del presente decreto.

Articolo 8.
(Altri interventi di protezione civile)

1. Per esigenze straordinarie del Corpo nazionale dei vigili del fuoco connesse alle campagne antincendio boschivi e per il completamento del piano di potenziamento dei mezzi aerei per lo spegnimento degli incendi boschivi sono, rispettivamente, autorizzate la spesa di lire 10 miliardi per ciascuno degli anni 1999, 2000 e 2001, nonché la spesa di lire 10 miliardi per ciascuno degli anni 1999, e 2000, e di lire 15 miliardi per l'anno 2001. All'onere complessivo di lire 20 miliardi per l'anno 1999, si provvede, mediante riduzione dell'autorizzazione di spesa relativa alla quota dello Stato dell'8 per mille dell'IRPEF, iscritta nello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l'anno 1999 ai sensi dell'articolo 48 della legge 20 maggio 1985, n. 222. All'onere di lire 20 miliardi per l’anno 2000 e di lire 25 miliardi per l'anno 2001 si provvede mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni per gli anni medesimi dello stanziamento iscritto. ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di parte corrente "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l'esercizio finanziario 1999 e successivi, utilizzando parzialmente l'accantonamento relativo alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
2. Per il completamento della carta geologica nazionale alla scala 1:50.000 per le terre emerse e 1:250.000 per il fondo marino, è autorizzata la spesa di lire 20 miliardi per ciascuno degli anni 2000 e 2001. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente utilizzo delle proiezioni per gli anni medesimi dello stanziamento iscritto, ai fini del bilancio triennale 1999-2001, nell'ambito dell'unità previsionale di base di conto capitale "Fondo speciale" dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l'esercizio finanziario 1999, utilizzando l'accantonamento relativo alla Presidenza dei Consiglio dei Ministri.
  1. Al fine di garantire la continuità dell'espletamento delle attività connesse ai compiti di protezione civile, è autorizzato l'acquisto del complesso immobiliare sito in Castelnuovo di Porto, adibito a sede del Centro polifunzionale di protezione civile. Le relative risorse finanziarie sono reperite attraverso la stipula di apposite convenzioni con una o più banche che dispongono di idonee strutture operanti da almeno un quinquennio nel settore immobiliare, la cui entità sarà commisurata ad un piano finanziario di ammortamento, nel limite di un impegno ventennale di lire 20 miliardi a decorrere dall’anno 1999. La Presidenza dei Consiglio dei Ministri - Dipartimento della Protezione Civile è autorizzata a corrispondere alle banche contributi nel limite della spesa sopraindicata. Al relativo onere si provvede mediante corrispondente riduzione dell’autorizzazione di spesa di cui all'articolo 6, comma 1, del decreto-legge 3 maggio 1991, n. 195, come determinata dalla tabella C della legge 23 dicembre 1998, n. 449, volta ad assicurare il finanziamento del fondo per la protezione civile.
4. Per le esigenze connesse all’attività di protezione civile, il personale del Dipartimento per i servizi tecnici nazionali, fuori ruolo, ai sensi dell'articolo 7, comma 2, del decreto-legge 8 agosto 1994, n. 507, convertito, con modificazioni, dalla legge 21 ottobre 1994, n. 584, comandato o temporaneamente distaccato. è mantenuto presso lo stesso Dipartimento fino al 30 giugno 2000.
5. I prefetti ed i funzionari delegati che operano per conto del Dipartimento della Protezione civile sono autorizzati, dal medesimo Dipartimento, alla conservazione, alla gestione ed alla rendicontazione delle somme accreditate, nelle rispettive contabilità speciali, fino all'esecuzione degli interventi per i quali i fondi sono stati assegnati e comunque non oltre la fine dell'esercizio finanziario in cui scade il termine previsto dalla dichiarazione dello stato di emergenza di cui all'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225.
6. Le disposizioni di cui all'articolo 47, commi 1 e 2, della legge 27 dicem-bre 1997, n. 449, non si applicano ai pagamenti disposti dal Dipartimento della protezione civile a favore delle regioni e degli enti locali a carico del centro di responsabilità n. 6 dello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
7. La Cassa depositi e prestiti é autorizzata a versare all'entrata del bilancio dello Stato le somme relative a mutui già contratti ai sensi del comma 3 dell'articolo 10 del decreto-legge 26 gennaio 1987, n. 8, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 marzo 1987, n. 120 nonché quelli di cui all'articolo 1 della legge 8 agosto 1985, n. 424, e non erogati agli enti locali interessati. Il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica è autorizzato a riassegnare, con propri decreti, le somme effettivamente versate all'unità previsionale di base 6.2.1.2 "Fondo della protezione civile" (Cap. 7615) dello stato di previsione della Presidenza del Consiglio dei Ministri, da utilizzare per interventi infrastrutturali di protezione civile in aree esposte a pericoli connessi a calamità naturali.
8. Al fine di dare attuazione alla deliberazione del CIPE del 23 aprile 1997, registrata alla Corte dei Conti il 26 giugno 1997, registro n. 1 Bilancio, foglio n. 224, il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le variazioni compensative del bilancio, anche nel conto dei residui, occorrenti al trasferimento delle risorse finanziarie ivi previste dall’unità previsionale di base 8.2.1.11 - aree depresse, dello stato di previsione del Ministero del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione Economica per l'anno finanziario 1999 e all'unità previsionale di base 6.2.1.2 dallo stato di previsione della Presidenza dei Consiglio dei Ministri per il medesimo anno.
Articolo 9.
(Modifiche alla legge 3 agosto 1998, n. 267, in materia di rischio idrogeologico)
1. Il comma 1 dell’articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, è sostituito dal seguente:
"1. Entro il termine perentorio del 30 giugno 2001, le autorità di bacino di rilievo nazionale e interregionale e le regioni per i restanti bacini, adottano, ove non si sia già provveduto, piani stralcio di bacino per l’assetto idrogeologico redatti ai sensi del comma 6-ter dell’articolo 17 della legge 18 maggio 1989, n. 183, e successive modificazioni, che contengano in particolare l'individuazione e la perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico e le relative misure di salvaguardia".
2. All’articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, dopo il comma 1 è inserito il seguente:
"1-bis. Entro il 30 settembre 1999, le autorità di bacino di rilievo nazionale e interregionale e le regioni per i restanti bacini, in deroga alle procedure della legge 18 maggio 1989, n. 183, approvano, ove non si sia già proceduto, piani stralcio di bacino diretti a rimuovere le situazioni a rischio più elevato, redatti anche sulla base delle proposte delle regioni e degli enti locali. I piani stralcio devono ricomprendere prioritariamente le aree a rischio idrogeologico per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225. Entro la stessa data, con autonomo provvedimento, le autorità di bacino di rilievo nazionale e interregionale e le regioni per i restanti bacini, individuano e perimetrano le aree nelle quali sono possibili problemi per l'incolumità delle persone, danni funzionali agli edifici e alle infrastrutture con conseguente inagibilità degli stessi, la interruzione di funzionalità delle attività socio-economiche e danni al patrimonio ambientale. Per dette aree sono adottate le misure di salvaguardia con il contenuto di cui al comma 6-bis dell'articolo 17 della legge n. 183 del 1989, oltre che con i contenuti di cui alla lettera d) del comma 3 del medesimo articolo 17. L'inosservanza del termine del 30 settembre 1999 per l'individuazione e la perimetrazione delle aree di cui al precedente periodo, determina l'adozione, da parte del Consiglio dei Ministri, su proposta del Comitato dei Ministri, di cui all'articolo 4 della medesima legge n. 183 del 1989 e successive modificazione, degli atti relativi all'individuazione, alla perimetrazione e alla salvaguardia delle predette aree. Qualora le misure di salvaguardia siano adottare in assenza dei piani stralcio di cui all'articolo 17, comma 6-ter, della legge n. 183 del 1989, esse rimangono in vigore sino all'approvazione dei piani di cui al comma 1. Per i comuni della Campania, colpiti dagli eventi idrogeologici del 5 e 6 maggio 1998 valgono le perimetrazioni delle aree a rischio e le misure provvisorie di salvaguardia previste dall'articolo 1, comma 2, dell'ordinanza del Ministero dell’Interno, delegato per il coordinamento della protezione civile, n. 2787 del 21 maggio 1998, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 120 del 26 maggio 1998 e successive modificazioni. Con deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del predetto Comitato dei Ministri, sono definiti i termini essenziali degli adempimenti previsti dall'articolo 17 della citata legge n. 183 del 1989, e successive modificazioni".
3. Il primo periodo del comma 2 dell’articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267 è sostituito dal seguente: "Il Comitato dei Ministri di cui al comma 1-bis definisce, d’intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, programmi di interventi urgenti, anche attraverso azioni di manutenzione dei bacini idrografici, per la riduzione del rischio idrogeologico, tenendo conto dei programmi già in essere da parte delle autorità di bacino di rilievo nazionale e dei piani stralcio di cui al comma 1-bis, se approvati, nelle zone nelle quali la maggiore vulnerabilità del territorio si lega a maggiori pericoli per le persone, le cose ed il patrimonio ambientale con priorità per quelli relativi alle aree per le quali è stato dichiarato lo stato di emergenza, ai sensi dell'articolo 5 della legge 24 febbraio 1992, n. 225".
4. Il terzo periodo del comma 2 dell'articolo 1 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge, 3 agosto 1998, n. 267, è sostituito dal seguente: "Su proposta del Comitato dei Ministri, di cui al comma 1-bis, d'intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, sono adottati atti di indirizzo e, coordinamento che individuano i criteri relativi agli adempimenti di cui ai commi 1 e 1-bis ed al presente comma".
5. Il secondo periodo del comma 2 dell'articolo 2 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, è sostituito dal seguente: "Nel limite della disponibilità finanziaria di cui al comma 1 dell'articolo 8 e nell'ammontare massimo di lire 20 miliardi, le regioni e le autorità di bacino possono assumere, anche in deroga ai propri ordinamenti e con procedure di urgenza, personale tecnico con contratto di diritto privato tempo determinato fino a 3 anni, per l'attuazione dei compiti di cui al presente decreto-legge".
6. All'articolo 2 del decreto-legge 11 giugno 1998, n. 180, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 1998, n. 267, dopo il comma 2 è inserito il seguente:
"2-bis. Fatta salva la destinazione di lire 20 miliardi, di cui al comma 2, e con gli stessi criteri, le regioni e le autorità di bacino possono destinare ulteriori quote delle risorse loro assegnate, nell'ambito della spesa prevista al comma 1 dell'articolo 8, per incrementare le proprie strutture tecniche preposte alle attività di individuazione e perimetrazione delle aree a rischio idrogeologico, di cui all’articolo 1, comma 1-bis".

Articolo 10.
(Entrata in vigore)

1. Il presente decreto entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e sarà presentato alle Camere per la conversione in legge.
Il presente decreto, munito del sigillo del sigillo dello Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica Italiana. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.
Dato a Roma, addì 13 maggio 1999".
Il Servizio Tecnico Centrale, attesa l’importanza e la delicatezza delle questioni trattate, ha ritenuto opportuno richiedere sull’argomento il parere del Consiglio Superiore, trasmettendo la documentazione relativa con nota n. 155/AA.GG. del 26.5.1999.

CONSIDERATO

Il decreto-legge 132/99, di cui il disegno di legge in esame propone la conversione, detta norme volte a fronteggiare il sisma che, il 9 settembre 1998, ha interessato alcune provincie delle regioni Basilicata, Calabria e Campania. Il decreto-legge, che si presenta nel complesso come un ampio contenitore di norme di varia natura, in sostanza ripropone le medesime norme a suo tempo emanate con il decreto legge 30 gennaio 1998 n.6, convertito con modificazioni dalla legge 30 marzo 1998 n.61, per le regioni Marche e Umbria, salvo ulteriori provvedimenti da porre in essere mediante Ordinanze ai sensi dell’art.5 della Legge n.225/92. Contiene, inoltre, una serie di disposizioni urgenti per fronteggiare l’emergenza in atto nella provincia di Salerno (Comuni di Sarno, Quindici, ecc.) per i noti eventi franosi, ulteriori disposizioni in favore delle Regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Toscana colpite da eventi alluvionali, nonché specifiche misure in favore del territorio della provincia di Messina interessato dal sisma del 14 febbraio 1999. Il decreto legge contiene, infine, alcune norme urgenti per l’attività di protezione civile.
Nel rinvio al decreto legge 30 gennaio 1998 n.6, convertito con modificazioni dalla legge 30 marzo 1998 n.61, si fa riferimento, oltre ad aspetti di carattere finanziario relativi ai contributi statali, a specifiche prescrizioni tecniche per gli interventi di ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma.
In particolare, il decreto-legge richiama l’art.14 della suddetta legge n.61/98; in detto articolo è prevista la possibilità di derogare dalle norme in materia di progettazione, fissate dalla legge quadro sui lavori pubblici (legge 109/94 e successive modifiche), nonché dalla normativa tecnica sulle costruzioni in zone sismiche - emanata con D.M. 16.1.1996 - con particolare riferimento alle limitazioni di cui ai paragrafi C.2 (altezza massima degli edifici) e C.3 (limitazioni dell’altezza in funzione della larghezza stradale). Con ciò superando le procedure e, soprattutto, i criteri di deroga tassativamente indicati nella Legge n. 64 del 2.2.1974 che regola le costruzioni in zone sismiche.
Infatti, se da un lato è da condividersi il principio per cui nella fase di emergenza conseguente ad un evento catastrofico, e limitatamente alle opere a carattere temporaneo, si possa derogare da talune disposizioni legislative e dai relativi regolamenti - che potrebbero risultare incompatibili con le esigenze di intervento poste dall’urgenza stessa -, dall’altro si ritiene che le deroghe dovrebbero riguardare esclusivamente gli aspetti tecnico-amministrativi finalizzati allo snellimento delle procedure, facendo salvo il rispetto della normativa tecnica.
Per le considerazioni sopraesposte non può quindi convenirsi su quanto affermato al punto A.1 della relazione tecnico-normativa di accompagnamento alla proposta di legge, secondo la quale "Le disposizioni................. non provocano effetti durevoli sulla legislazione vigente".
Ciò tenuto anche conto che dai contenuti della stessa proposta di legge in esame, sembra evincersi la volontà di estendere le deroghe suddette a tutti gli eventi calamitosi, indipendentemente dalla loro gravità, ed a tutto il territorio nazionale.
Né, d’altro canto, sembra pienamente condivisibile l’affermazione, riportata al punto A.2 della stessa relazione, che "la situazione determinata dalle gravi calamità che hanno colpito il territorio italiano nell’ultimo anno non può essere risolta con un quadro normativo ordinario". Se ciò, infatti, può essere ritenuto valido per i provvedimenti di carattere economico-finanziario e per le procedure inerenti la gestione dell’emergenza, non altrettanto può dirsi, almeno dal punto di vista tecnico, per le fasi della ricostruzione, in quanto le attuali norme tecniche disciplinano adeguatamente le correlate attività costruttive.
In proposito si ritiene altresì opportuno rilevare, nella proposta di legge in esame nonché nella richiamata legge n.61/98, il ricorso, in occasione di eventi calamitosi, alla costituzione di specifici Comitati tecnico-scientifici, incaricati della rilevazione e valutazione dei danni, nonché della definizione e prescrizione tecnica degli interventi necessari al recupero. Detti organismi, ove estendano la loro operatività anche alla fase di ricostruzione, sembrano destinati a sovrapporsi ad altri già esistenti ed operativi sul territorio, ponendosi quindi in posizione eccentrica rispetto agli attuali indirizzi generali, tendenti al riordino ed alla unificazione dei soggetti operanti nell’ambito della Pubblica Amministrazione.
Dalle considerazioni di carattere generale di cui sopra, scaturiscono ulteriori specifiche considerazioni sulla base dell’esame delle disposizioni conte-nute nella Legge 61/98 e richiamate dal disegno di legge:

  • nelle prescrizioni tecniche per la ricostruzione si fa riferimento esclusivamente agli interventi di "miglioramento", ingenerando con ciò possibile confusione negli operatori, ovvero diffondendo il convincimento che nell’emergenza sismica si possa operare sempre con il solo miglioramento, mentre obiettivi di tutela della pubblica sicurezza richiederebbero, almeno per quanto riguarda gli edifici pubblici significativi ai fini della protezione civile, interventi volti all’adeguamento";
  • il comma 2 dell’art.4 prevede, per il rilascio dei contributi, il superamento di cosiddette "soglie di danneggiamento e vulnerabilità", riportate, con i relativi parametri di valutazione, nell’Allegato A. Va osservato al riguardo che tali strumenti costituiscono di fatto una semplificazione delle usuali verifiche sismiche, semplificazione che può trovare giustificazione solo con riferimento ad insiemi omogenei di tipologie edilizie particolarmente semplici e comunque nei casi per i quali ne sia verificata l’applicabilità e non alla valutazione della capacità statica puntuale del singolo organismo strutturale. Pertanto, un uso generalizzato di tali parametri, rischia di condurre ad errate valutazioni del grado di sicurezza e quindi delle esigenze statiche di un edificio, con conseguenti probabili discrasie nella erogazione dei fondi destinati alla ricostruzione. Qualche perplessità va evidenziata, infine, circa l’opportunità di inserire nel contesto di una legge, ancorché in allegato, delle formule numeriche, sulla cui generale applicabilità, peraltro, si sono già espressi dubbi;
  • nel citato art.14 sono contenute alcune deroghe alle disposizioni della legge quadro sui lavori pubblici di cui alla legge n.109/94 e successive modificazioni ed integrazioni; dette deroghe, relative ad alcune fasi dell’affidamento degli incarichi di progettazione, della redazione dei progetti e dell’affidamento dei lavori, dovrebbero essere limitate, come già accennato, al solo periodo dell’emergenza.
Tutto ciò premesso e considerato, all’unanimità

IL PARERE

delle Sezioni riunite è contenuto nei considerato che precedono.