QUARTA SEZIONE


            del 5.02. 98
                n. 614/97
 

OGGETTO:
LL.RR. 58/95 e 49/96 - Sbarramenti Fluviali e bacini di accumulo idrico di competenza regionale.
TORINO

LA SEZIONE

VISTA la nota 20.11.1997 n. 11046 della Regione Piemonte - Assessorato Ambiente, Cave e Torbiere, Energia, Pianificazione e Gestione delle Risorse Idriche, Lavori Pubblici e Tutela del Suolo - con la quale è stato richiesto il parere sull’affare indicato in oggetto;

ESAMINATI gli atti trasmessi;

UDITA la Commissione relatrice: (Ferrante, Di Berardino, Da Deppo, Datei, Catalano).

PREMESSO

Con nota del 20.11.1997 n. 11046, la Regione Piemonte - Assessorato Ambiente, Cave e Torbiere, Energia, Pianificazione e Gestione delle Risorse Idriche, Lavori Pubblici e Tutela del Suolo ha rappresentato a questo Consesso la necessità di acquisire linee di indirizzo tecnico da fornire ai Servizi Regionali decentrati OO.PP. e Difesa del Suolo in merito alla disciplina degli esistenti sbarramenti fluviali e bacini di accumulo idrico di competenza regionale.
Detta nota allega quella datata 31.10.1997 n. 4382 del Servizio OO.PP. e Difesa del Suolo di Torino, nella quale sono esplicitate, nelle linee generali, lo stato di consistenza e le caratteristiche tecniche degli invasi di competenza:

"1) in alcuni casi gli invasi sono privi di sfioratori e scarichi di fondo ed in tali situazioni lo scarico dei volumi di invaso avviene tramite l’impiego di mezzi di pompaggio;
2) si è altresì rilevata la presenza in talune situazioni di sfioratori di superficie realizzati con tubi a cavaliere dello sbarramento;
3) gli scarichi di fondo, qualora presenti, risultano prevalentemente collocati nel corpo del rilevato;
4) gli sfioratori superficiali risultano costituiti da naturali depressioni del coronamento e/o del terreno circostante e non da veri e propri manufatti con cigli sfioranti fissi;
5) il ciglio sfiorante è posizionato a quota tale da non garantire il franco pari a 1.50 m previsto dalla citata normativa nazionale per i nuovi sbarramenti in terra;
6) sui corpi dei rilevati arginali, in taluni casi, sono presenti alberi di medio ed alto fusto nonchè vegetazione arbustiva."
Ciò descritto, la nota del Servizio OO.PP. e Difesa del Suolo di Torino si conclude sottolineando che nè la normativa nazionale nè le leggi regionali vigenti sul territorio consentono "di operare sui manufatti esistenti con l’imposizione di adeguamenti quando non emergano dalla perizia giurata (prevista dalle citate leggi regionali) aspetti tecnici che richiedano detti adeguamenti".

CONSIDERATO

Il quesito posto è quindi essenzialmente conseguente all'aver accertato la presenza di sbarramenti in terra ad uso irriguo, nella maggior parte dei casi di altezza inferiore a 10 m e di volume d'invaso inferiore a 100.000 m3, che corrispondono solo in parte ai criteri disposti dalla normativa nazionale vigente in materia di costruzione di sbarramenti.
Si precisa, preliminarmente, che per le opere di sbarramento di altezza inferiore ai 10 m e che realizzano invasi di capacità inferiore ai 100.000 m3 esiste una normativa amministrativa e tecnica fin dall'emanazione dei primi disposti di legge in materia di dighe (R.D. del 2/4/1921).
Più in particolare, dall'entrata in vigore del R.D. 1/10/1931, n.1370 (pubblicato sulla G.U. del Regno n 271, del 24/11/1931 ) è stato introdotto tra le disposizioni generali il comma che recita:
"Il presente regolamento sarà da applicare per quegli sbarramenti che abbiano altezza di ritenuta superiore ai 10 m, qualunque sia l'invaso relativo, o che determinino invasi superiori ai 100.000 m3, qualunque sia la loro altezza, salvo speciali condizioni locali da valutarsi dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici.
Per le dighe di minore importanza, l'Ufficio del Genio Civile competente deciderà, caso per caso, quali delle presenti norme siano da applicare, in relazione alle caratteristiche dello sbarramento.
Sarà tuttavia richiesto il nulla osta dell'Amministrazione militare nei modi indicati alla lettera A) n.5, comma II del presente capitolo, anche sui progetti di massima per le dighe di minore importanza da costruire nella zona A di confine di cui all'art. 2 della legge 1 giugno 1931, n. 886, sul regime giuridico delle proprietà in zone militarmente importanti".
Tale disposto normativo è stato ripreso nella premessa al D.P.R. del 1/11/1959, n. 1363 tuttora vigente e che recita testualmente: "il presente regolamento si applica a tutti gli sbarramenti ( dighe o traverse ) la cui altezza ai sensi dell' art. 21, superi i 10 m3 ed a quelli di minore altezza che determinino un invaso superiore ai 100.000 m3. La Presidenza della competente Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici potrà tuttavia consentirne una applicazione parziale per i casi di minore importanza.
Per gli sbarramenti non soggetti al presente regolamento, l'Ufficio del Genio Civile competente deciderà caso per caso, e in relazione alle caratteristiche dello sbarramento, quali delle norme seguenti siano da applicare.
L'autorità militare dovrà essere in tutti i casi interessata per il rilascio del nulla osta alla realizzazione dell'opera".
Gli Uffici del Genio Civile competenti in materia di piccoli invasi hanno quindi, in oltre 50 anni di applicazione della norma, deciso caso per caso, in relazione alle caratteristiche dello sbarramento, quali delle disposizioni stesse fossero da applicare.
Il criterio di discrezionalità ricordato si propone di tenere conto dei molteplici casi che si possono presentare; si tratta infatti di normare con carattere cogente costruzioni che possono presentare un rischio variabile da valori trascurabili ( invasi in pianura realizzati parzialmente in scavo con un rilevato di modestissima altezza 1-2 m ) a valori elevati ( invasi pensili realizzati a mezza costa etc.). Va peraltro rilevato che in epoca successiva all'emanazione della normativa tecnica aggiornata il 24.3.1982, una commissione nominata dalla IV° Sezione del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici per definire un'apposita normativa per i piccoli invasi (H < 10 m; V < 100.000 m3) è pervenuta alle stesse conclusioni, cioè all'applicazione discrezionalmente motivata della normativa generale al singolo caso.
Le disposizioni di legge hanno lasciato e lasciano tutt'oggi, nel rispetto dei principi dettati dalla normativa tecnica, un’ampia facoltà di scelta delle soluzioni progettuali e delle modalità operative, in relazione alle specifiche caratteristiche dell'invaso.
In questa sede si ritiene possano fornirsi indicazioni a valenza generale, in analogia a quanto avviene per le costruzioni in zona sismica, ovvero per gli interventi sul patrimonio monumentale, dove i possibili provvedimenti, caso per caso, devono ispirarsi all'aumento della sicurezza, senza però che si ponga in modo rigido il problema del rispetto delle verifiche formali previste per le nuove costruzioni.
In linea generale, pertanto, occorre ricordare che i piccoli invasi, realizzati con modeste opere di ritenuta, presentano o possono in generale presentare, in una scala certamente ridotta rispetto ai grandi invasi, un rischio potenziale non trascurabile. Accresciuto, in non pochi casi, da modalità costruttive non sempre impeccabili.
Il problema della sicurezza dei territori di valle è quindi da porsi, anche per queste opere, in modo appropriato e approfondito. A titolo di esempio, è appena necessario ricordare che il crollo di una ritenuta alta 10 m, libera una portata istantanea di circa 30 m3/s, m: così, da una ritenuta della lunghezza di 10 m, la portata istantanea totale è di circa 300 m3/s e con velocità di circa 10 m/s.
In queste condizioni, è quindi da porsi attenzione all’altezza dell’opera e alla capacità dell’invaso oltre che alla portata di piena, dovendosi assicurare che l’opera, quasi sempre di terra, non venga tracimata per nessun evento. E, per altro verso, che l’invaso possa essere vuotato in condizioni di sicurezza per fronteggiare eventuali situazioni di emergenza, quale può essere, per esempio, una forma di instabilità della struttura di ritenuta.
Il conferimento a questi invasi, anche se modesti, del necessario e indispensabile grado di sicurezza si consegue:
- adottando idonei franchi a protezione del rilevato dai rischi di tracimazione ed erosione;
- dotando l’invaso stesso, di regola, di un idoneo scarico di superficie proporzionato alla portata di massima piena associata ad un adeguato tempo di ritorno e di un idoneo scarico di fondo commisurato a un assegnato tempo di vuotamento;
- evitando la possibilità che condotte in pressione attraversino il corpo del rilevato senza speciali accorgimenti tecnici.
Particolare attenzione dovrà essere principalmente rivolta alla determina-zione dello specifico livello di rischio che caratterizza l’opera, concettualmente definito come prodotto della pericolosità dell’evento calamitoso (probabilità di occorrenza nel raggiungimento o superamento dello stato limite di riferimento nel tempo di vita tecnica dell’opera) per la vulnerabilità dei territori sottoposti agli effetti dell’evento stesso.
Occorre che la vulnerabilità sia riferita all’effettivo uso del territorio circostante, tenuto anche conto delle possibili trasformazioni antropiche eventualmente previste dai correnti strumenti di pianificazione urbana e territoriale nel tempo di vita tecnica dell’opera
Tornando agli aspetti tecnico-amministrativi, in conclusione, va osservato che il DPR 85/1991 stabilisce all'art. 24, comma 2, che "Il Servizio Nazionale Dighe collabora con il Ministero dei LL.PP. e con il Consiglio Superiore dei LL.PP. per l'aggiornamento delle norme tecniche per la progettazione e costruzione delle dighe di ritenuta" e pertanto ivi comprese quelle di competenza regionale; inoltre la successiva legge 584/1994 stabilisce all'art. 2 – commi 2 e 2 bis che "Fino alla data di entrata in vigore del regolamento di cui al comma 1 continuano ad avere applicazione il regolamento approvato con decreto del Presidente della Repubblica 1 novembre 1959, n. 1363, e le disposizioni tecniche ed amministrative emanate sulla base di questo, salve le innovazioni apportate dalla legislazione successiva. Nei casi di minore importanza il Servizio Nazionale Dighe può consentire l'applicazione parziale delle norme suddette. Entro sei mesi dall'emanazione del regolamento di cui al comma 1, le regioni adottano un regolamento per la disciplina del procedimento di approvazione dei progetti e del controllo sulla costruzione e sull'esercizio delle dighe di loro competenza, con opportuno riferimento alle prescrizioni del predetto regolamento."
Al momento, non essendo ancora state emanate normative tecniche successive a quelle del 24.3.82 né normative amministrative successive a quelle della parte I del DPR 1/11/1959 n. 1363, ne consegue che le stesse costituiscono necessariamente un riferimento legislativo anche per le dighe di competenza regionale.
In merito poi alla qualificazione delle figure professionali coinvolte nelle leggi regionali vigenti in materia, si ritiene necessario sottolineare, infine, che non sembra sufficiente possedere una laurea in ingegneria idraulica e un’anzianità di iscrizione all’Albo per poter certificare, sia come progettisti che come responsabili della costruzione e dell’esercizio, la sicurezza dell’opera; la materia infatti necessita di approfondite conoscenze interdisciplinari e di adeguata esperienza, delle quali occorre tener conto nell’affidamento degli incarichi.
Si rammenta inoltre, che tra le funzioni istituzionalmente attribuite al Servizio Nazionale Dighe vi è anche quello di offrire consulenza tecnica sulla materia agli enti od organismi che ne facciano esplicita richiesta.

Tutto ciò premesso e considerato, la Sezione, all’unanimità

È DEL PARERE

di cui alle considerazioni sopra riportate.