PRIMA SEZIONE

Seduta del 14.12.1999
Voto n.469

OGGETTO:
Richiesta di deroga ai sensi della legge n. 64/74, art. 12 - Piano di recupero Discesa delle Capre" -
P A L E R M O

LA SEZIONE

VISTA la nota n. 530/99 dell’1.12.1999 con la quale la Direzione Generale dell’Edilizia Statale e SS.SS. trasmette, per esame e parere, l’argomento indicato in oggetto;

ESAMINATI gli atti;

UDITA la Commissione Relatrice (D’Antonio, Alfonsi, Nuti, Sanpaolesi, Rocchi, Bonamico, Wallach, Gentili)

PREMESSO

La Curia Arcivescovile di Palermo, proprietaria dell’area di sedime, ha trasmesso al Provveditorato alle OO.PP. per la Sicilia, in data 5.7.1999, istanza di deroga ai sensi dell’art. 12 della legge 64/74 alle norme di cui al punto C.3 del D.M. 16.1.1996, per il Piano di Recupero ad iniziativa privata ex lege 457/78 finalizzato alla realizzazione di un "Complesso polifunzionale" in Palermo.
Accompagna l’istanza la seguente documentazione:

  • progetto architettonico redatto nell’85 dall’Arch. Quaroni con allegate relazioni illustrativa e supplementare;
  • progetto strutturale redatto dall’Ing. Nicoletti;
  • parere in merito al progetto espresso dalla Soprintendenza di Palermo il 19.7.1985;
  • delibera C.C. n. 201 del 3.10.1997 con cui il Consiglio Comunale di Palermo ha adottato il P.R.;
  • stralcio del P.E. del Centro Storico con le destinazioni d’uso per la zona di che trattasi;
  • stralcio catastale con misure dell’isolato interessato dall’intervento;
  • documentazione fotografica del sito;
  • relazione integrativa al P.R. in data 24.11.1999 a firma dell’Arch. A. Milan.
L’intervento di specie si configura come "ristrutturazione urbanistica" ex art 31 della L. 457/78, di un lotto su cui insistevano edifici rasi al suolo a seguito degli eventi dell’ultima guerra.
Come da relazione integrativa in atti a firma dell’Arch. Milan, l’area interessata ricade nell’ambito del Centro Storico di Palermo e più precisamente investe il comprensorio delimitato da Via Maqueda, Discesa delle Capre, Discesa dei Giovenchi e Cortile Di Maria, quest’ultimo con accesso da Via S. Agostino.
Tale area è compresa nella zona di Centro Storico interessata dal riordino sei-settecentesco di un’edilizia in buona parte preesistente, tramite la definizione delle quinte edilizie in fregio all’asse di Via Maqueda.
Nella stessa relazione si evidenzia, inoltre, che "il comprensorio, oggi interamente di proprietà della Curia Arcivescovile di Palermo, risultava in origine costituito dall’accorpamento sui fronti retrostanti alla Via Maqueda di numerose unità immobiliari a destinazione residenziale e da due unità immobiliari destinate al culto, rappresentate dall’oratorio di San Giovannuzzo dei Cavalieri Gerosolimitani" disposte in angolo tra la Via Maqueda e la Discesa dei Giovenchi, e "dalla Chiesa di S. Croce con annesso palazzetto della Rettoria",
l’una accessibile dal cortile Di Maria, l’altro posto in fregio a Via Maqueda.
Il Piano di Recupero consiste nel progetto di un complesso edilizio polifunzionale suddiviso, per semplicità di rappresentazione, in sei corpi di fabbrica indicati con le lettere A. B, C, D, E, F.

CARATTERI ARCHITETTONICI
Come riportato nella relazione che accompagna la proposta, l’obiettivo che il progettista si è prefisso consiste "nell’inserimento in un contesto preesistente di un edificio dichiaratamente moderno, in modo da poter figurativamente convivere con i fabbricati vicini".
Tale obiettivo è perseguito mediante il rispetto dell’allineamento su Via Maqueda e delle aperture delle strade laterali e la ricerca di un "ordine" per la scansione delle finestre sui prospetti, tale da caratterizzare i vari livelli dell’edificio e nel contempo individuare una gerarchia fra le diverse destinazioni d’uso dei vari piani.
La soluzione progettuale adottata intende rendere manifeste all’esterno le funzioni interne: negozi e passaggi al piano terreno e con aperture ad arco scemo, al primo piano finestroni a crociera che, per disegno e maggiori dimensioni segnalano più marcatamente il piano ad uffici, finestre bifore per il secondo, destinato alle abitazioni (salvo lo scorrimento operato sulla facciata della Discesa delle Capre, dove è previsto un livello in più per uffici, denunciato dalle grandi inferriate a tutt’altezza).
Il cortile interno assume la tipologia di una corte "passante" porticata, sulla quale si aprono gli ingressi ad alcune scale e quelli ai negozi.
In base a tali criteri progettuali, viene proposta una stessa altezza per tutto l’edificio, pari a m 17,70 al filo del cornicione.
L’edificio, inizialmente costituto da quattro piani fuori terra, poi ridotti a tre dietro prescrizione della Soprintendenza, è caratterizzato dalle seguenti destinazioni d’uso:

  • Piano Seminterrato: autorimesse e magazzini
  • Piano Terra: negozi ed ingressi alle scale
  • Piano Primo: uffici
  • Piano Secondo: alloggi
  • Piano Sottotetto: soffitte e volumi tecnici
Sempre su indicazione della Soprintendenza, il progetto prevede, nel prospetto principale su Via Maqueda, la riconfigurazione del superstite portale in marmo e stucchi del distrutto Oratorio di S,. Giovanni dei Gerosolimitani e la riproposizione dell’ormai perso volume del portale stesso.
L’edificio progettato è sostanzialmente "murario". I materiali scelti per il rivestimento sono tratti dalla tradizione della Palermo normanno-barocca: tufo dorato per la massa, basalto lavico per le crociere ed altre piccole parti, marmo bianco per le più minute rifiniture.

CARATTERI STRUTTURALI
Il territorio di Palermo è classificato sismico di seconda categoria, con grado S = 9.
La costruzione è prevista in c.a. a maglia chiusa su tutti i lati; sono previsti 5 giunti di dilatazione fra i diversi corpi di fabbrica che compongono il complesso.
La relazione geologico-geotecnica ha messo in evidenza una stratificazione costituita da terra di riporto e da una formazione calcarenitica, relativamente allo strato superficiale e a quello profondo, ed ha evidenziato la presenza di una falda freatica alla profondità di -6,00/-7,00 m.
In riferimento a ciò, è stata scelta una fondazione a platea che, oltre a soddisfare i criteri di sicurezza, costituisce, nelle intenzioni del progettista, una barriera alla sopra citata falda freatica.
In fase di sbancamento per la posa delle fondazioni, alla profondità variabile tra m 1,00 e m 6,00, verranno realizzate delle paratie di pali, al fine di salvaguardare le strutture degli edifici contigui.
Come dalla tavola di Piano di inquadramento generale del P.P.E. per il Centro Storico di Palermo in atti, l’area interessata dall’intervento risulta caratterizzata da "demolizioni".
Sulla stessa tavola l’Ufficio del Centro Storico del Comune di Palermo certifica che l’area relativa al Piano di Recupero "Discesa delle Capre" è interna al Centro Storico di Palermo, così come perimetrato dal P.P.E. e che tale strumento "rientra nell’interesse generale della salvaguardia ambientale del C.S. ai sensi della deliberazione di C.C. n. 201 del 3.10.1997 e che sull’area non gravano vincoli di carattere urbanistico o di altra natura ed in particolare ex L. 1089/39 e 1497/39".
Dalla citata delibera di adozione del P.R. n. 201/97 risulta che la Variante al P.R.G. di Palermo per il Centro Storico, approvata con D.A.R.T.A. n. 524 del 13.7.1993, per l’area interessata dal P.R. in questione prevede "nuova edilizia da normare con piano di recupero di iniziativa privata".
La stessa deliberazione riporta che la cubatura di progetto risulta eccedente - anche sulla scorta del parere reso nel merito dal C.G.A. per la Regione Sicilia - di m3 2550 rispetto a quanto consentito per nuova edificazione in zona omogenea "A", ai sensi dell’art. 7 del D.M. n. 1444/68, il cui limite è fissato in 5 m3/m2.
Al fine di non modificare il progetto originario, invece di abolire una porzione del fabbricato corrispondente al volume in esubero, nella proposta di P.R. adottato si prevede di utilizzare la cubatura eccedente per realizzare urbanizzazioni secondarie destinando a tal fine l’intero Corpo "C".
La Soprintendenza per i Beni Ambientali ed Architettonici della Sicilia, con nota n. 9060 del 19.7.1985, esprime parere favorevole al progetto nella versione all’esame, che recepisce una serie di osservazioni e prescrizioni in precedenza espresse dallo stesso Ufficio.
Il P.R. non è corredato da specifiche Norme Tecniche di Attuazione, né, conseguentemente, è prevista la deroga alla normativa sismica ai sensi dell’art. 12 della legge n. 64/74.
In risposta al rilievo formulato dalla Direzione Generale Edilizia Statale e Servizi Speciali in ordine a tale circostanza, con nota del 2511.1999 a firma del Rag. Roberto Ciaccio, si precisa che "le stesse (N.T.A.) coincidono con la progettualità posta in essere e dalla medesima devono pertanto essere evinti tutti i parametri di volumetrie, superficie coperta, distacchi ed altezze massime conseguibili".
Si può pertanto concludere che il progetto presentato contiene in sé tutti gli elementi necessari per conseguire la richiamata deroga alle norme sismiche".
Nella citata relazione illustrativa al progetto architettonico, l’Arch. Quaroni indicava nella volumetria nata "dall’opportunità di rispettare la continuità degli edifici su Via Maqueda……..la necessità di derogare dalle distanze minime fra fabbricati previste dall’attuale Legge 64 del 2.2.1974 e dalle Norme Tecniche di cui al D.M. del 3.3.1975" (allo stato D.M. 16.1.1996).
La Direzione Generale dell’Edilizia Statale e S.S. trasmette la richiesta di deroga di che trattasi accompagnata dalla documentazione relativa al Piano di Recupero in oggetto ed al parere favorevole espresso dall’Ingegnere designato del Provveditorato alle OO.PP. per la Sicilia con il quale, peraltro, concorda "considerato che la documentazione appare completa in tutte le sue parti, anche in riferimento ai "Criteri di valutazione delle istanze di deroga ai sensi dell’art. 12 della L. 64/74" visto il parere favorevole dell’ing. Capo del Provveditorato alle OO.PP. di Palermo".

CONSIDERATO

L’articolo 12 della Legge 64/74 consente la deroga alle norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche quando sussistano ragioni particolari che ne impediscono, in tutto o in parte, l’osservanza, dovute all’esigenza di salvaguardare le caratteristiche ambientali dei centri storici. E’ stabilito espressamente che le deroghe debbano essere previste nei Piani particolareggiati.
Per quanto attiene l’istanza di deroga in esame, concernente l’osservanza del punto C.3 del D.M. 16.1.1996, occorre premettere che la documentazione trasmessa non fornisce dati esaurienti in merito alla larghezza delle strade prospicienti ed all’altezza di fabbricati adiacenti l’edificio in progetto.
Pertanto non è desumibile di quanto la proposta avanzata ecceda i limiti stabiliti dalla normativa.
In ordine alla verifica della sussistenza delle condizioni di carattere generale richieste per la concessione della deroga, si rileva, inoltre, che il Piano di recupero di che trattasi, costituito - come da documentazione in atti - dai soli elaborati relativi ai progetti architettonico e strutturale, non è corredato dalle norme tecniche di attuazione, le quali dovrebbero fornire i criteri-guida sottesi al piano stesso e quindi "le regole" che questo si è posto, compresa l’eventuale deroga. Né può essere in alcun modo preso in considerazione quanto riportato nella nota a firma del revisore conti, Rag. Ciaccio, il quale - non si comprende, tra l’altro, in che veste - sostiene che criteri e regole alla base dello strumento attuativo siano da ricavare dalla stessa progettualità posta in essere per l’intervento.
Inoltre non vengono fornite le norme tecniche di attuazione della strumentazione urbanistica a carattere generale, alle cui previsioni il P. di R. è tenuto ad uniformarsi.
Risulta infatti agli atti lo stralcio di P.P.E. per il Centro Storico, che individua la zona interessata dall’intervento come area di "demolizioni".
Di contro, dalla delibera di adozione del Piano e dallo stralcio della Variante al P.R.G. per il Centro Storico (D.A.R.T.A. 524/93) la stessa zona viene campita come "nuova edilizia con progetto approvato" e destinata a "piano di recupero, d’iniziativa privata".
Tenuto conto che il P. di R. è per stessa definizione della L. 457/78 assimilabile, per aspetti e contenuti, a piano particolareggiato, non potendosi quest’ultimo porre in variante alla strumentazione generale di riferimento, è di tutta evidenza che quanto nello stesso Piano di Recupero previsto debba rispettare le prescrizioni contenute nella pianificazione sovraordinata.
Si ritiene pertanto indispensabile individuare a quale strumento generale il Piano di specie debba riferirsi e a quali destinazioni d’uso, in particolare, uniformarsi.
Per quanto attiene una disamina di merito, si rileva che non viene fornita una chiara individuazione delle caratteristiche storico-ambientali da salvaguardare nel contesto interessato dall’opera, né viene dimostrato che la deroga corrisponde all’interesse generale della salvaguardia ambientale.
Peraltro, a tal riguardo, si evidenzia una sostanziale carenza della documentazione allegata all’istanza; si ritiene pertanto che la richiesta di deroga in esame debba essere corredata dai seguenti ulteriori atti ed elaborati:
stralcio della Variante al P.R.G. per il Centro Storico in vigore con l’individuazione della zona oggetto del P. di R.;

  • stralcio delle N.T.A. della stessa Variante concernenti la zona di P.R., con eventuale stralcio della relazione a corredo della Variante per gli aspetti di cui trattasi;
  • grafici con chiara indicazione delle altezze dell’edificio proposto, larghezze stradali ed allineamenti con i fabbricati contigui;
  • rilievo dello stato di fatto dell’intorno immediato: caratteri morfologici, tipologici, indicazioni plano-volumetriche, distacchi, caratteri e consistenza strutturale;
  • indagine dello stato di fatto antecedente alle demolizioni con la specificazione delle destinazioni d’uso degli edifici preesistenti e relativa documentazione storico-catastale e, ove esistente, fotografica;
  • profilo altimetrico dei fabbricati confinanti e prospicienti le strade e la piazza che delimitano l’isolato interessato dall’opera;
  • eventuali prospetti ed assonometrie con inserimento dell’edificio proposto.
A latere si evidenzia che il progetto strutturale consiste nelle sole uscite di un programma di calcolo commerciale, che non appare studiato nei dettagli ed il cui diverso livello di definizione rispetto agli elaborati architettonici non fornisce sufficienti garanzie della rispondenza dell’uno agli altri.
Infine, mancano totalmente l’illustrazione dei criteri posti a base del progetto strutturale e la relazione geotecnica.
Tuttavia, al di là della indispensabile integrazione della documentazione trasmessa, la Sezione ritiene opportuno esprimere alcune perplessità in ordine alle stesse scelte progettuali operate.
Tali perplessità riguardano principalmente la proposta di saturare un lotto, originariamente occupato da numerose unità immobiliari di volumetria contenuta, con un unico edificio che si rapporta per dimensioni alla sola quinta edilizia posta in fregio alla Via Maqueda e non appare in grado di dialogare con la più minuta ed articolata edilizia che caratterizza i fronti retrostanti.
Al riguardo, per i profili di competenza, non si ritiene accettabile la proposta avanzata, di destinare ad urbanizzazioni secondarie la cubatura eccedente i limiti stabiliti per interventi di nuova edificazione in zona "A". Infatti quanto prospettato, pur se sembra soddisfare a livello numerico il rispetto degli standards urbanistici, non contribuisce al contenimento effettivo del volume dell’edificato e quindi del "peso" del fabbricato nel contesto urbano in cui si inserisce.
Nel complesso, dalla proposta progettuale trasmessa non sembrano emergere elementi tali da configurare la possibilità di far ricorso alla deroga alle norme sismiche ai fini delle salvaguardia delle caratteristiche ambientali del centro storico.

Tutto ciò premesso e considerato, la Sezione,

E’ DEL PARERE

CHE l’argomento sia da restituire affinchè la relativa documentazione possa essere integrata secondo quanto espresso nei precedenti "considerato".