ASSEBLEA GENERALE

Seduta del 9.7.1999
Voto n. 149

OGGETTO:
Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli Torre "A" . Progetto definitivo di consolidamento ricostruzione e adeguamento sismico.
NAPOLI

L'ASSEMBLEA

VISTA la nota del 22.04.1999 n.08364 con la quale il Provveditorato alle OO.PP. per la Campania ha trasmesso, per esame e parere, l'affare indicato in oggetto;

VISTE le note del 7.06.1999 n.1204 e del 28.06.1999 n.130402 con la quale il medesimo Provveditorato ha trasmesso atti integrativi;

ESAMINATI gli atti;

UDITA la Commissione relatrice: Mauro Rinaldi, Del Monte Guglielmi, Tatò, Arredi, Fantini, Fontana, Gentili, Gridolia, Sanpaolesi, Veca, Nuti, Calzona, Como.

PREMESSA

Con nota prot. n. 08364 del 22.4.1999 il Provveditorato alle OO.PP. della Campania ha trasmesso per esame e parere a questo Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il progetto definitivo di consolidamento, ristrutturazione e adeguamento sismico della Torre "A", in parte distrutta dall’incendio del 30.7.1990, facente parte del complesso denominato Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli.
La Commissione incaricata dell’istruttoria del progetto, sulla base degli atti trasmessi, nel formulare alcune preliminari osservazioni, ha manifestato la necessità di acquisire ulteriori elementi di valutazione ed integrazione per un compiuto esame degli atti progettuali. Ha così richiesto con nota prot. 825 del 19.5.1999 quanto di seguito indicato:
"Più in particolare, premesso che occorre acquisire copia degli atti debitamente firmati dai progettisti e dai consulenti tecnici che hanno concorso alla individuazione delle scelte progettuali, si rappresenta la necessità di acquisire una idonea certificazione statica che attesti lo stato delle opere oggetto di intervento e la conformità di quanto finora eseguito al progetto approvato.
Appare altresì indispensabile l'acquisizione di una specifica relazione che illustri la "storia" progettuale e realizzativa delle strutture oggetto di intervento, con particolare riferimento ai profili attinenti all'aderenza di quanto ora esistente all'attuale normativa. Detto documento dovrà quindi riferire anche sugli esiti del progetto di miglioramento (1985) all'epoca attuato, evidenziando eventuali persistenti carenze in relazione alle quali sono state individuate le scelte progettuali di rinforzo.
Peraltro, ancorché gli atti presentati non consentono di esprimere un compiuto parere, desta comunque perplessità il previsto generalizzato intervento di placcatura metallica, così come anche altre osservazioni si ritiene di dover formulare in ordine alla documentazione presentata relativa agli aspetti statici.
In particolare si nota come sia carente l'illustrazione del modello di calcolo nonché dei risultati ottenuti (ad esempio nella relazione agli atti manca una illustrazione dei vincoli interni ed esterni predisposti, così come una illustrazione dei risultati e la relativa successiva interpretazione degli stessi).
Al riguardo si osserva che la relazione di calcolo automatico dovrebbe essere impostata e redatta secondo le istruzioni CNR in data 24.12.1992.
Poiché negli atti progettuali si fa riferimento, per le verifiche sulla base di tensioni ammissibili ridotte, a precedenti documenti non pubblicati, occorrerebbe allegare la citata documentazione.
La soluzione progettuale deve essere univocamente prospettata, non essendo ammissibile, in un progetto definitivo, la riserva di soluzioni strutturali alternative.
Per gli aspetti geotecnici, si segnala che il progetto presentato è privo di "Relazione Geotecnica" e di sintesi degli elementi utili ad inquadrare i problemi di fondazione, dei quali si rinvengono indiretti riferimenti nell'elaborato "Relazione di Calcolo". Peraltro nella "Relazione Generale", infine, viene esclusa la necessità di ulteriori interventi in fondazione, con improprio riferimento ai risultati di prove di carico effettuate su singoli elementi strutturali (travi e solai).
Nell'elaborato, denominato "Verifica dei Pali di Fondazione", inoltre, ci si limita a riportare i risultati di verifiche di stabilità, peraltro non sostenuti da alcun elemento giustificativo ed unicamente sotto forma di tabella riassuntiva.
Per gli aspetti relativi agli impianti idro-sanitari, antincendio e termotecnici occorre integrare la documentazione progettuale con:

  • Il calcolo dei disperdimenti universali a norma della legge 10/91;
  • il calcolo delle rientrate estive di calore;
  • la valutazione della potenza frigorifera totale (per rientrate, trattamenti dell'aria, ecc.);
  • i calcoli tipici delle reti di distribuzione dell'aria;
  • i calcoli tipici delle reti di distribuzione dell'acqua calda e fredda ai ventilconvettori;
  • la descrizione dettagliata dei sistemi generali e delle unità di trattamento dell'aria;
  • una relazione che evidenzi le interconnessioni tra gli impianti nuovi e quelli esistenti, anche per i sistemi di sicurezza e di controllo, supervisione e antincendio.
Per quanto riguarda gli impianti elettrici, da un primo esame, si desume che il progetto segue la filosofia del progetto originario salvo alcuni adeguamenti alle normative in vigore attualmente.
Nello specifico si rappresentano le seguenti osservazioni:

I. La cabina di trasformazione dovrebbe avere i componenti per tensione nominale 24 kV, ancorché al momento debba essere esercita a 9 kV. Ed in particolare i due trasformatori MT/BT dovrebbero essere dotati di doppio primario (9-20/4.4kV) in modo da risultare praticamente immediato l’adeguamento quando l'Enel passerà l'alimentazione alla tensione unificata di 20 kV. La scelta di due macchine sempre in esercizio ma non in parallelo, sembra essere troppo limitativa dal punto di vista dell'affidabilità, nell'ottica di una continuità delle attività; sarebbe auspicabile la presenza di due macchine in parallelo ed una terza gemella in stand-by freddo.
2. Date le dimensioni dell'edificio per rendere il quadro di Power Center di semplice gestione e conseguentemente più economica la futura manutenzione, sarebbe bene adottare per la distribuzione primaria due condotti sbarra, in verticale, (uno per la sezione normale e l'altro per la sezione di emergenza), prelevando per ciascun piano, dal relativo condotto con presa protetta, l'alimentazione per il quadro di smistamento secondario.
3. Inoltre dovrebbe essere prevista una terza sezione alimentata da UPS (statico o rotante) oltre che per la prevista luce di sicurezza/emergenza e per i servizi ausiliari (non si usano più le batterie di accumulatori) anche per tutta la rete dei PC e relativi dispositivo informatici. Di questa distribuzione di energia nobreak non c'è traccia nell'attuale progetto. E' prevista solo la canalizzazione delle rete in fibra ottica. Facendo un rapido calcolo i valori di potenza in continuità assoluta sono ben diversi da quelli preventivati, tenendo presente che in ogni stanza ci deve essere almeno un PC con relativa stampante.
4. In questa ottica andrebbe rivisto il dimensionamento del gruppo elettrogeno, nonché la sua collocazione in copertura dell’edificio; collocazione che, tenuto conto dell'ubicazione in zona sismica e dell'alimentazione a gas, non appare soddisfacente.
5. Si ritiene che debba essere rivisto il calcolo del rifasamento: 240 kVAr sembrano essere insufficienti ed è sconsigliabile l'uso di sette gradini per il continuo pendolamento dei relativi contatti di inserzione e disinserzione.
6. Dal bilancio di potenze fatte si introduce un coefficiente di contemporaneità 53%, senza darne una giustificazione. Tale scelta, o 50% in cifra netta, è condivisibile per la forza motrice ma non certo per la illuminazione, per la quale il coefficiente deve essere unitario.
7. Per quanto riguarda il progetto illuminotecnico sembra eccessivo un valore di 400 lux negli studi sia perché il programma di calcolo adottato non tiene in alcun conto il contributo della luce diurna, come oggi è raccomandato nell'ottica di un giusto risparmio energetico, e sia del fatto che nei pubblici uffici sulle scrivanie è presente sempre una lampada da tavolo. Tale scelta va nell'ottica del comfort lavorativo previsto dalla L. 626/94 in presenza di postazioni di PC. Inoltre dovrebbero essere eliminati tutti i riferimenti a prodotti commerciali che potrebbero dare luogo a contenzioso in sede di esecuzione dell'appalto.
8. Non risulta definita la percentuale di corpi luminosi che si intende mantenere alimentati dal gruppo elettrogeno per assicurare la possibilità di svolgere l'usuale attività, sia pure con un contenuto disagio da quelle che sono le illuminazioni di sicurezza e antipanico con autonomia almeno di 1 h. Queste stime incidono sui calcoli di previsione della potenza sia dei trasformatori che del gruppo elettrogeno.
Mancano sia i calcoli della rete di terra (con specifica del valore della resistività del suolo) che le modalità di interconnessione di questo nuovo impianto con l'esistente. Non si rinviene dalla documentazione il calcolo delle correnti di corto e nell'uso delle formule per le cadute di potenziale non si tiene in conto il contenuto, non trascurabile oggi, di armoniche superiori alla fondamentale. Mancano le verifiche della selettività gerarchica delle protezioni.
Nei calcoli del sistema di protezione contro le scariche atmosferiche, non appare l'indicazione della presenza delle altre torri. Data la presenza di pilastri in ferro, dovrebbe essere posta particolare cura nella definizione dei percorsi delle calate e nella realizzazione del sistema integrativo non sono presenti negli atti tavole che chiariscano le scelte e gli accorgimenti che il progettista intende adottare.
11. A prescindere dall'uso di rivelatori "neurali" (o " neuronali") che dir si voglia, è importante che i rilevatori non contengano sostanze radioattive e siano sensibili sia alla presenza della fiamma che del fumo; inoltre il sistema dovrebbe essere del tipo ad autotest.
12. Poiché per il sistema di informatizzazione dovrebbe essere prevista esclusivamente la predisposizione delle canalizzazioni, occorrerebbe l'acquisizione del parere del competente ufficio del Ministero di Grazia e Giustizia sull'idoneità delle dimensioni e del materiale previsto in progetto oltre al relativo lay-out.
13. Per la centrale telefonica, appare opportuno che sia le sue prestazioni che la sua realizzazione (ad es. con tecnologia ISDN) siano concordati con il competente ufficio speciale presso il Ministero di Grazia e Giustizia, che si dovrebbe anche esprimere sul tipo ed il numero di apparecchi da installare. Tali scelte potrebbero avvenire assieme alla fornitura degli arredi purché presenti le canalizzazioni con i relativi doppini telefonici al loro interno.
14. Si ritiene utile infine l'acquisizione del parere preventivo del competente Ispettorato dei VV.F.
Per quanto sopra esposto, si rimane in attesa delle necessarie integrazioni e chiarimenti e si rappresenta che la trattazione dell'affare deve intendersi nel frattempo sospesa.
Con nota prot. 12004 del 7.6.1999 il Provveditorato alle OO.PP. per la Campania ha trasmesso un progetto definitivo integrale in sostituzione del progetto inviato precedentemente, rielaborato per tener conto delle osservazioni contenute nella riportata nota di questo Consesso.
Dalla documentazione pervenuta si evincono le seguenti caratteristiche dell’intervento:
Il Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli è stato progettato da un Team coordinato dall'arch. Beguinot, inserito nell'area destinata ad accogliere l'insediamento del nuovo centro direzionale, ubicato nella zona orientale della città di Napoli.
Il palazzo si articola complessivamente su tre corpi identificati nei rispettivi lotti. Il corpo centrale, di altezza variabile tra i 70 e 110 metri, è costituito da tre torri (denominate Torre "A" - "B" - "C") e sviluppa una superficie utile totale di 155.000 mq. Ai suoi lati, si affiancano due corpi complessi con volumetria variabile alti rispettivamente 41 e 44 metri, per una superficie complessiva di circa 170.000 mq, caratterizzati da una struttura a sbalzo e sviluppo eminentemente orizzontale segnato dagli scuri lucernari a prisma.
La realizzazione dell'intero impianto sviluppa complessivamente un volume di circa 1.200.000 metri cubi. Nella parte centrale del complesso si ergono, a partire da un'ampia superficie posta a quota 18.30 denominata "piazza coperta", tre torri ad altezza variabile: quella più bassa, ubicata sul lato est, si sviluppa da quota 30.00 a quota 68,40; quella media si sviluppa da quota 30.00 a quota 87.60; quella alta da quota 30.00 a quota 112.50.
Le torri presentano due aspetti architettonici differenti e molto caratteristici sia sul lato sud dove spicca lo sviluppo curvilineo di facciate continue di infissi a tutta altezza, sia sul lato nord dove la variabilità dell'altezza delle tre torri viene raccordata da un particolare corpo a forma di sottile trapezio denominato "corpo lamellare", anch’esso rivestito da una facciata continua di infissi.
All'estremità est, ovest del blocco Torri-lamellare, sono ubicate le scale di sicurezza. Attraverso opportuni collegamenti, magistrati, avvocati, dipendenti, pubblico accedono con percorsi opportunamente separati alla quota 18, dove si sviluppa sulla quasi totalità del fabbricato, un'ampia superficie denominata "piazza coperta" destinata a ricevere, contenere e smistare tutto il flusso di cui sopra. Nella piazza in particolare trovano ubicazione alcuni uffici e servizi pubblici essenziali. Un particolare accesso è destinato ai detenuti per il loro accompagnamento allo svolgimento dei processi. Esso è ubicato nella zona nord-ovest, dove vi sono anche celle di sicurezza nonché locali per l'Arma dei Carabinieri. Alle due quote più basse sono ubicate, interessando la quasi totalità della superficie, le autorimesse.
Le aule di udienza civile e penale, rispettivamente ubicate nel I e III lotto, sono state progettate in modo da avere completa separazione tra il percorso dei magistrati e quello del pubblico e avvocati. Quest'ultimo, in particolare, si sviluppa in entrambi i casi all'interno di volumi architettonici collegati alla piazza coperta e racchiusi da strutture metalliche, coperti con lucernari e falde inclinate. I due blocchi di aule civili e penali a sud e nord presentano il particolare sviluppo inclinato a 45°.
Nell'ambito del 2° lotto il corpo di fabbrica costituente la torre "A" del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli si eleva per complessivi n. 31 piani. La pianta si presenta piuttosto articolata in quanto possono distinguersi un corpo di forma rettangolare (lamellare) all'interno del quale, in posizione centrale, si sviluppa una zona detta antinucleo e due corpi curvilinei (ali) simmetrici rispetto all'asse longitudinale che si raccordano al precedente tramite un terzo corpo (nucleo); la pianta si ripete in maniera pressoché costante fino al piano a quota 96.00 m., dopodiché diminuisce sensibilmente (nel corpo lamellare) la sua estensione fino a quota 109.20 m., formando per 5 piani i cosiddetti piani anomali.
La superficie complessiva del corpo Torre e del Lamellare occupano, per ogni piano, una superficie di circa 1600 mq.
La struttura portante è composta da una serie di corpi irrigidenti costituiti da pareti in c.a., nucleo centrale, antinucleo, vani scale di sicurezza, parete ad "omega", pilastri binati. Fino a quota 30.00 m. dal piano di campagna i nuclei irrigidenti sono collegati da una struttura intelaiata costituita da travi e pilastri in c.a. di notevoli dimensioni che, nel corpo lamellare, prosegue fino a quota 33.30 m.. Dalle predette quote fino alla copertura, la struttura collegata ai nuclei in calcestruzzo armato, è costituita da travi e pilastri in acciaio.
La struttura di fondazione è costituita da pali di grande diametro collegati dal una piastra in c.a.
I lavori del 2° lotto furono affidati con contratto n° 6106 del 21.12.80 al R.T.I. avente come capogruppo mandataria l’impresa Sogene Lavori S.p.A. e la consegna avvenne il 2.5.1980. L’ultimazione era fissata per l’1.5.1983.
Dopo l’aggiudicazione, ai sensi dell'art. 21 del Capitolato Speciale d'Appalto, sono stati eseguiti saggi geognostici e prove penetrometriche posti a carico delle imprese appaltatrici, e successivamente, a cura dell'Amministrazione appaltante, una campagna geotecnica d'indagini integrative per mezzo della SACIF S.p.A.
I risultati delle predette indagini, valutati con la collaborazione d'esperti geotecnici e strutturisti all'uopo incaricati con convenzioni di consulenza dell'Amministrazione appaltante, hanno posto in luce la necessità di una variante alle opere in fondazione e alle strutture portanti fino a quota + 11.30, e ciò anche in considerazione della nuova normativa antisismica.
Il R.T.l. ha di conseguenza predisposto, per mezzo della Soc. Sviluppo Tecnica S.p.A., d'intesa con la Direzione dei Lavori ed i consulenti dell'Amministrazione appaltante, un progetto di variante strutturale che prevedeva:
a. per la zona Torri e Corpo Lamellare la realizzazione di:

- fondazione su pali in calcestruzzo classe R'BK 250 di diametro da 1500 a 2200 mm. e di lunghezza ml. 40,00 trivellati con sonda a rotazione e con l'impiego di fanghi bentonitici armati per l'intera lunghezza e muniti all'estremità di dispositivo di compressione del terreno (cella di precarico;
- sovrastante struttura scatolare di base costituita da:
. un solettone di base in conglomerato cementizio classe R'BK 350, armato e con spessore di m. 1,00, con estradosso a q.ta +5.10 ed intradosso poggiato su sottofondo di spessore cm.20 e di calcestruzzo R'BK 250, opportunamente additivato ed armato con rete elettrosaldata di peso non inferiore a 3 kg/mq;
. pareti e pilastri portanti da q.ta + 5.00 a + 11.30 anch'essi in cls armato R’BK350;
. soletta superiore in cemento armato R’BK 350 dello spessore di cm.35 alla quota +11.30;
. solaio laterocementizio alla q.ta intermedia +8.20 da realizzare in tutte le zone ove risulti funzionalmente fattibile sulla base del progetto esecutivo degli impianti;
. per le zone semicircolari tra le torri la realizzazione di:
fondazioni su pali dì caratteristiche e lunghezza (ml.28) come previsto nel progetto originario di diam. 800 e 1.000, con piccole variazioni nel numero dei pali e nelle strutture in c.a. di fondazione.
 
Nella redazione di detto progetto strutturale è stato tenuto conto, oltre che delle indicazioni derivate dalle indagini geotecniche, anche delle normative antisismiche ad oggi vigenti per la zona in cui deve sorgere il complesso appaltato.
Sulla base di dette elaborazioni progettuali, approvate ed accettate dal Provveditorato alle OO.PP. per la Campania, gli uffici dello stesso hanno redatto perizia di variante suppletiva in data 25.7.81 approvata con D.P. n.44091 del 5.12.81.
In data 28.1.85 fu redatta la seconda perizia di variante e suppletiva a seguito di una approfondita analisi anche delle strutture in elevazione, tenendo conto sia dei cedimenti sia delle azioni sismiche.

I lavori di variante possono riassumersi secondo quanto segue.
Come risulta dal progetto approvato, la struttura portante del complesso in argomento, al di sopra del basamento scatolare predetto, era prevista distinguibile geometricamente e funzionalmente in due tronchi altimetricamente separati

  • da q.ta 11.30 a q.ta +30.00, interamente in calcestruzzo armato con solai laterocementizi gettati in opera, costituito da tre livelli di cui uno con un interpiano molto maggiore dei due inferiori (da q.ta 18.30 a 28.00) destinato a piazza coperta;
  • da q.ta + 30.00 a copertura, distinto in tre corpi torre e corpo lamellare in strutture verticali in acciaio (pilastri scatolari) e nuclei d'irrigidimento in c.a. e solai laterocementizi gettati in opera.
Planimetricamente, il corpo strutturale era previsto con due giunti strutturali.
La revisione delle strutture, effettuata come prima detto, è stata condotta secondo i seguenti criteri e finalità:
  • nel tronco inferiore (da + 11.30 a + 30.00) irrigidire le strutture verticali per assorbire le azioni orizzontali e di cedimento in collaborazione con il basamento sottostante e realizzare un idoneo collegamento orizzontale rigido a quota + 30.00 a collegamento della pilastrata sottostante di notevole luce libera;
  • nel tronco superiore (da q.ta + 30.00 a copertura) alleggerire le strutture portanti assicurando nel frattempo la capacità di trasferire le azioni sismiche ai nuclei rigidi.
In sede di definizione delle opere in variante conseguenti alla concretizzazione di questi criteri, è stata pure tenuta in conto la possibilità di introdurre metodologie esecutive più avanzate ritenute di convenienza da parte degli esecutori e capaci, a fronte di pari idoneità delle strutture realizzate, di assicurare una migliore organicità programmatoria e di produzione del cantiere.

Le varianti introdotte possono così elencarsi:

  • sostituzione dei solai contrattualmente previsti a quote inferiori a + 30.00 con solai in predalles. Tale variante è stata autorizzata dalla Direzione dei Lavori in conformità alla facoltà attribuitale dall'art.33 del Capitolato Speciale d'Appalto;
  • sostituzione dei solai interni ai nuclei delle torri con solai in ferro per una loro realizzazione successiva a quella del nucleo;
  • variazioni della geometria e dello spessore dei nuclei delle torri introdotte per consentire l'impiego delle casseforme auto-sollevanti.
  • variazione di geometria e spessore delle pareti ad omega in testata delle torri, introdotte per analoghi motivi;
  • creazione di un elemento strutturale rigido in c.a. antistante ciascun nucleo delle tre torri, finalizzato a migliorare la rigidezza trasversale complessiva e a realizzare una zona di sicurezza in caso d’incendio, in corrispondenza dello sbarco ascensori;
  • realizzazione della coppia di pilastri di spina di ciascuna torre e d'altri pilastri da +28.30 a +30.00 in c.a. anziché in acciaio, per realizzare una migliore rigidezza orizzontale;
  • variazioni geometriche e strutturali alle quote inferiori a +30.00, per eliminare elementi non idonei a resistere ad azioni sismiche (sbalzi eccessivi, pilastri ad elevata snellezza);
  • variazioni delle strutture portanti delle scale per renderle idonee all'impiego delle casseforme autosollevanti, migliorandone anche la rigidezza trasversale;
  • maggiorazione da 3.20 a 3.30 dell'interpiano alle quote superiori a +30.00;
  • impiego per le strutture verticali del corpo lamellare, di profilati HE in luogo dei previsti profilati scatolari;
  • impiego di profilati scatolari per le strutture verticali delle torri di spessori maggiori per limitare i valori delle sollecitazioni massime;
  • impiego di calcestruzzo classe RBK 300 per alcune strutture verticali;
  • realizzazione dei giunti tra i tre corpi, di spessore maggiore (ml. 2,20) per tener conto del valore delle oscillazioni prevedibili in occasione di fenomeni sismici;
  • realizzazione dell'impalcato a quota + 30.00, come una struttura piana in c.a. con travi intradossate e solette a due livelli, parzialmente prefabbricate per un'altezza complessiva di ml. 1,50, integrato da una trave anulare in testa ai pilastri per realizzare un più efficace collegamento e realizzazione tra le torri B e C di mensole identiche a quelle da realizzare a sostegno della copertura circolare tra le torri A e B.
Dopo le descritte due perizie di variante si verificò lo scioglimento del contratto con la prima impresa aggiudicataria, i lavori furono riappaltati e la consegna dei lavori avvenne in data 7.1.88.
La data d'ultimazione dei lavori restava fissata al 31.5.89, assumendo il tempo contrattuale di un anno e 14 giorni.
Nei primi mesi del 1988, a seguito delle richieste degli organi della Magistratura circa il reperimento di nuovi locali per uffici il progettista prof. Corrado Beguinot aveva redatto il Progetto per il Recupero e Riuso di Spazi e Funzioni che, per quanto attiene alle opere del 2° lotto, aveva completamente trasformato le destinazioni d'uso degli ambienti posti nelle zone emicicli tra le quote 5.10 e 28.20.
Nella perizia appositamente predisposta fu definita una serie, di opere non previste dall'originario contratto d'appalto. Tali opere riguardavano aspetti funzionari quali controsoffittature, mobiletti coprifancoils e varianti alle facciate curvilinee dei corpi torre e dei corpi lamellari, per le quote da 30.00 in copertura, e aspetti di sicurezza, quali la verniciatura ignifuga REI 120, anziché REI 60, sulle strutture in acciaio già previste dal progetto originario.
I lavori di completamento del 2° lotto subirono così un fermo sostanziale dal settembre 1988 al gennaio 1989.
Il termine di ultimazione venne di conseguenza procrastinato al 30.9.90.
A seguito della perizia di assestamento e suppletiva redatta in data 16.9.90, il CTA si esprimeva favorevolmente alla sua approvazione con voto n. 106 del 18.7.90.
Il 30.7.90 si verificava un incendio di notevoli dimensioni che interessava la Torre "A" del 2° lotto del N.P.G., danneggiandola in maniera consistente.
Dalle perizie giudiziarie emergeva il carattere doloso dell'incendio.
L'incendio ha distrutto principalmente le due ali della Torre "'A" ed, in particolar modo, l'ala EST parzialmente crollata durante l'incendio.
Successivamente le due ali, fortemente danneggiate, furono demolite e venne realizzata una serie di opere provvisionali (giugno 1991), con il duplice scopo di rinforzare le strutture danneggiate della Torre per demolirle con sicurezza e di fornire tutte le membrature strutturali residue (allo stato esistenti), i necessari coefficienti di sicurezza (previsti dalla normativa) per effetto di tutte le azioni sollecitanti previste dalla normativa stessa.
Allo stato, in particolare, l'edificio manca di entrambe le ali in struttura di acciaio al di sopra della quota 30.00 m. e, nella parte Est, anche di tutta la struttura in c.a., sottostante la corrispondente ala, da quota 30.00 m. a quota fondazione, con esclusione solo di alcune pareti in c.a. del primo ordine.
Nell'ala Ovest è invece presente un solo campo di solaio in struttura di acciaio, posto a ridosso del nucleo ad "omega", non demolito e rinforzato con lo scopo di irrigidire quest'ultimo, lasciato in sito per tutti i livelli sovrastanti quota 30.00 m., con esclusione degli ultimi sei livelli.
Il fabbricato, allo stato, manca di tutte le pareti divisorie interne ed è presente la sola facciata continua esterna (curtain wall) sul corpo lamellare.
La realizzazione delle opere edili, impiantistiche e di finitura, comporta l'esecuzione di interventi preliminari che possono cosi riassumersi:
  • Demolizione di strutture in c.a.
  • Rimozione di opere in ferro (irrigidimenti, pilastri, travi, ecc.)
  • Smontaggio e rimozione delle guide e dei binari ascensori
  • Smontaggio di cavetteria per impianti
  • Rimozione di infissi e di specchiature Torre e Lamellare
  • Smontaggio di canaline
  • Smontaggio di tubazioni in acciaio
  • Smontaggio di canali di mandata
  • Rimozione e trasporto a rifiuto di tutti i materiali di risulta esistenti al vari livelli
  • Disfacimento di pavimenti e rivestimenti
  • Demolizione di tramezzi
Lo stesso Provveditorato ha provveduto alla verifica statica delle strutture della Torre "A", al fine dell'eventuale esecuzione dei lavori di completamento.
Da indagini visive sopralluoghi sono stati notati specie nella struttura di acciaio, particolari costruttivi (collegamenti saldati e/o bullonati, piatti di rinforzo, ecc.) con notevoli difetti oltre a problemi connessi con getti di calcestruzzo (vuoti, nidi di ghiaia, lesioni da ritiro, distacco di copriferri, ecc.)
Il Provveditore ha fatto eseguire prove e verifiche sul residuato della Torre "A" ed in particolare:
a) Prove sui materiali - (calcestruzzo, acciaio per armature e carpenteria) per conoscere il comportamento meccanico dopo l'incendio; tali prove sono state cosi articolate:
b) Indagini sul calcestruzzo
Ciascuna zona è stata indagata prelevando una carota ed eseguendo una serie di prove in sito non distruttive in numero variabile da: 4 ad 8.
  • Prova sclerometrica - Il rilievo sclerometrico eseguito sulle strutture ha permesso di valutare, attraverso il parametro di durezza superficiale, l'omogeneità del calcestruzzo in sito, ovvero di individuare le zone di calcestruzzo degradato.
  • Rilievo microsismico - L'indagine è stata condotta utilizzando una strumentazione ad ultrasuoni modello C368. Il metodo, in relazione alle modalità di propagazione degli impulsi vibrazionali, si basa sulle seguenti considerazioni:
  • la velocità con cui tali impulsi si propagano in un mezzo è funzione delle caratteristiche elastiche del mezzo (modulo di elasticità e coefficiente di Poisson dinamici) e della sua densità;
  • le disomogeneità (fessure, zone degradate) comportano una attenuazione delle onde di vibrazione provocando una diminuzione della loro velocità di propagazione all'interno del calcestruzzo.
  • Rilievo distacco copriferro - Lo scopo dell'indagine è quello di conoscere lo stato del copriferro verificando l'esistenza di punti o aree di distacco. Individuate le zone da indagare, sono state tutte punzonate con un martello, ottenendo cosi una mappatura geometrica delle zone degradate.
  • Prelievo delle carote - Il prelievo delle carote Æ 100 e Æ 140, realizzato tramite sonda a corona diamantata, è avvenuto in orizzontale e talvolta in verticale. I provini prelevati sono stati sottoposti a prova di carbonatazione in sito e trasferiti in laboratorio per le prove combinate SONREB e della prova di compressione.
  • Prova di carbonatazione - L'effetto dell'incendio comporta una disidratazione dell'idrossido di calcio in ossido di calcio con una comparabile, se non superiore, perdita di basicità. I risultati delle prove vanno quindi interpretati come effetto combinato sulla struttura dell'incendio e del tempo trascorso (quest'ultimo valutato sia prima che dopo l'incendio).
  • Indagini combinate SONREB - L'indagine si avvale della combinazione dei risultati del rilievo microsismico per trasparenza e di quelli del metodo sclerometrico. Il metodo consente di stimare, in maniera non distruttiva, la resistenza media del calcestruzzo oltre che dello spessore degradato.
  • Prove di resistenza a compressione - Tali prove sono state eseguite secondo le prescrizioni della normativa UNI 6132/72 sui provini cilindrici prelevati dalla struttura.
  • Indagini sugli acciai
  • Prove a trazione su barre d'armatura
  • Prove a piegamento su barre d'armatura
  • Prove a trazione su profilati metallici
  • Prove su saldature di profilati
  • Analisi chimica
  • Prove di carico
Le prove sono state eseguite utilizzando apposita attrezzatura elettro-oleodinamica idonea sia all'apposizione del carico che al rilevamento degli abbassamenti per la trave e per il solaio.
Il progetto strutturale di consolidamento e ricostruzione della Torre "A" del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli è stato redatto con lo spirito di mantenere inalterati gli schemi architettonici ed impiantistici originari risultando questa torre parte di un organismo edilizio ben più ampio che è l'intera cittadella giudiziaria di Napoli, che per la restante parte è attualmente in funzione.
In relazione a ciò questo progetto, anche per la parte crollata o demolita da, ricostruire, è stato redatto utilizzando, per quanto possibile, gli stessi schemi statici e le stesse dimensioni ed ubicazioni di tutte le membrature strutturali come previste nel progetto originario.
La relazione di calcolo riporta descritto il modello di calcolo utilizzato ed i risultati ottenuti.
L'intera struttura della torre (comprensiva delle fondazioni e di tutta la struttura in elevazione) - per le sue reali forme, dimensioni (compresi cavedi e vani) e caratteristiche dei materiali - è stata discretizzata in elementi finiti bidimensionali, a comportamento combinato, membranale e flessionale, che schematizzano tutte le piastre orizzontali in c.a. (compresa quella di fondazione) e le pareti verticali in c.a., e monodimensionali, a comportamento combinato estensionale e flessionale, che schematizzano tutti i pilastri e tutte le travi sia in c.a. che in acciaio.
I vincoli interni sono tutti "incastri" tranne che quelli alle testate delle travi di acciaio del tipo "cerniera". I vincoli esterni per spostamento verticali, per tener conto anche dell'interazione terreno-struttura, sono costituiti da "pendoli" ad asse verticale posti nei nodi di collegamento degli elementi bidimensionali, che schematizzano la piastra di fondazione, in corrispondenza dei pali. La rigidezza estensionale di suddetti pendoli, come specificato nella relazione di calcolo, è stata calcolata sulla base di dati riportati nella relazione geotecnica allegata al progetto originario a firma dei proff. ingg. Tullio Renzulli e Carlo Viggiani.
I vincoli esterni per spostamento orizzontali e rotazioni intorno all'asse verticale sono stati ottenuti bloccando, per queste componenti di spostamento, i suddetti nodi di collegamento piastra di fondazione - pali.
I carichi applicati sul modello (statici e dinamici) sono descritti nella relazione di calcolo. I risultati dell'elaborazione, sia in termini di spostamento che di caratteristiche della sollecitazione interna, per tutti i nodi e tutti gli elementi, sono riportati negli allegati alla relazione di calcolo come pure le verifiche di resistenza.
Dall'analisi strutturale delle fondazioni esistenti (pali e piastra) è risultato che queste sono perfettamente idonee a sopportare tutte le sollecitazioni previste dalla vigente normativa senza la necessità di alcun intervento di rinforzo.
Anche le conclusioni della relazione geotecnica a firma del Prof. Ing. Vincenzo Cotecchia sulla rispondenza delle strutture fondazionali esistenti, si esprimono in maniera favorevole circa la ricostruzione dell'intera Torre "A".
Con riferimento alla struttura in elevazione, la ricostruzione degli elementi strutturali demoliti o crollati per l'incendio saranno realizzati di forme, ubicazioni, dimensioni e caratteristiche molto simili a quelle del progetto originario.
Il Comandante Provinciale dei Vigili del Fuoco con nota n. 12427 del 5.5.97 comunicava che a seguito di sopralluogo effettuato non aveva alcun rilievo da muovere in merito all’ubicazione della Centrale termica e forno inceneritore, i cui progetti sono già stati sottoposti all'approvazione preventiva del Comando.
Il progetto degli impianti elettrici nasce dall’esigenza di rendere funzionale l’edificio definito Torre "A". Motivazioni di ordine architettonico, estetico, funzionale, gestionale e di sicurezza, hanno imposto che le caratteristiche di tale Torre fossero, per quanto possibile, le stesse delle gemelle Torri "B" e "C" del complesso.
Sono stati adeguati gli impianti ove richiesto dalle nuove norme nel frattempo emanate o ove l’innovazione tecnologica ha fornito soluzioni nettamente più vantaggiose in termini tecnico - economici, rispetto alla vecchia impostazione.
Il progetto è stato elaborato secondo le vigenti norme in materia di installazione di impianti di sicurezza, igiene sul lavoro, prevenzione incendio e risparmio energetico.
Nel riprogettare gli impianti della Torre "A" è stata prevista una nuova centrale di trasformazione, un nuovo gruppo elettrogeno, gruppi di continuità statici e quant'altro necessario alle moderne esigenze del complesso, rendendolo completamente indipendente da quanto esistente.
L'unico elemento che si unisce al passato è costituito dal collegamento in MT tra il quadro di smistamento e la nuova cabina di trasformazione. La cabina è stata realizzata nei corpi di fabbrica posti a q. 5,10, facenti parte del semiemiciclo A.
Le opere da realizzare pertanto possono così riassumersi:
  • cabina elettrica di trasformazione
  • distribuzione elettrica principale
  • quadri elettrici
  • distribuzione elettrica secondaria
  • corpi illuminanti
  • illuminazione di sicurezza
  • impianto di emergenza e continuità
  • impianto di terra
  • impianto di protezione contro le scariche atmosferiche
  • impianto allarme antincendio
  • impianto diffusore sonora ed evacuazione
  • impianto telefonico e rete dati
  • impianto di segnalazioni
  • impianto citofonico di emergenza
  • impianto di supervisione e controllo
Per quanto riguarda l’impianto termico, l'acqua calda è prodotta nella preesistente centrale frigorifera ubicata a q. 5.10, tra le Torri "B" e "A " per cui il presente progetto parte dalle esistenti tubazioni principali attestantisi nella sottocentrale di pompaggio a q.5,10. E’ previsto un potenziamento della centrale frigorifera con la sostituzione di un gruppo frigorifero non funzionante con altro centrifugo da 4000 kw; le relative torri evaporativi non fanno parte del presente progetto e sono ubicate sulla copertura di parte della piazza coperta del 3° lotto a q.30,00. Tutti i vecchi impianti ed apparecchiature installate ed interessate dall'incendio della Torre "A" verranno smontate e trasportate a rifiuto, a meno delle tubazioni principali dell'acqua calda e fredda proveniente dalle centrali termiche e frigorifere che non hanno subito alcun danno.
Nella relazione generale si precisa che il principio seguito nello studio del progetto dei vari impianti è stato quello di proporre, nel rispetto delle norme e regolamenti vigenti, soluzioni che assicurino affidabilità e bassi costi di esercizio. Si sono pertanto perseguite, come scelte prioritarie:
  • razionale e efficace distribuzione dell'aria degli ambienti in funzione di un accurato e approfondito esame strutturale e architettonico del corpo di fabbrica;
  • ubicazione delle macchine ed individuazione del passaggio delle tubazioni e canalizzazioni in ragione dei reali ingombri e delle conseguenti necessità di installazione e manutenzione;
  • dimensionamento dei componenti degli impianti di climatizzazione in base alla calcolazione ed all’esame dei fattori riduttivi attinenti le contemporaneità dei carichi, le effettive condizioni climatiche, l'accumulo di calore radiante nelle strutture ecc.
  • facilità di manutenzione sia ordinaria che straordinaria con i vincoli architettonici;
  • elevato livello qualitativo ed ampio margine di sicurezza nella scelta dei componenti gli impianti onde assicurare elevata affidabilità sia dal punto di vista della continuità ed omogeneità dei servizi che di quello della vita media.
Le opere di finitura possono essere cosi riassunte:
• Massi, massetti per impermeabilizzazioni di superfici esterne, per pavimenti interni ed esterni ;
· Realizzazione di intonaci rustici e finiti;
· Rivestimento di pareti interne ed esterne;
· Controsoffitti in pannelli di idonee dimensioni e del tipo ignifugo;
· Pavimentazioni in materiale di grès monocottura, vinilico e in materiale plastico, nonché battiscopa ai piedi delle pareti del tipo in grès e/o in plastica;
· Rivestimenti di pareti in grès maiolicato e del tipo vinilmurale;
· Pareti divisorie e di compartimentazioni in murature di siporex;
· Pareti divisorie in pannelli del tipo con modulo cieco attrezzabili; vetrato e con infisso porta:
· Infissi esterni ed interni del tipo in ferro, legno e tagliafuoco;
· Superfici vetrate con strutture portanti in lega di alluminio preverniciato tipo facciata continua, completi di guarnizioni e ferramenta in genere nonché per la realizzazione di lucernari;
· Rivestimenti in lamiera zincata e preverniciata su opere strutturali di facciata.
· Opere di verniciatura a smalto tipo ignifugo e di protezione ai clorocaucciù:
. Opere in carpenteria metallica zincate;
· Tinteggiature interne ed esterne previo opere di preparazione;
· Impermeabilizzazione con manti di guaina e relative discese pluviali per lo smaltimento di acque meteoriche in tubazioni in plastica dura ad alta resistenza.
 
QUADRO ECONOMICO 
1) Lavori a base d'appalto:
CAPITOLO A
Opere propedeutiche alla ricostruzione  £ 1.749.010.239
CAPITOLO B
Opere di consolidamento e strutture miste  £ 21.599.396.080
CAPITOLO C
Opere di ricostruzione dei corpi di fabbrica:
strutturali, finimenti e facciate
emiciclo A  £ 1.412.283.237
emiciclo B  £ 1.236.824.771
semiemiciclo B  £ 1.723.040.762
Somma  £ 4.372.148.770
CAPITOLO D
a)Opere di finimento di strutture e facciate  £ 43.316.053.632
b)Opere di compartimentazione, eliporto  £ 5.129.556.982
CAPITOLO E
Sistemazione esterna  £ 631.500.196
CAPITOLO F
Opere impiantistiche  £ . 26.806.904.484
IMPORTO TOTALE OPERE  £ 103.604.570.383
importo per opere di sicurezza durante
l'esecuzione dei lavori non soggette a ribasso  £ 3.116.486.000
IMPORTO A BASE D'ASTA  £ 100.488.084.383
Somme a disposizione dell'Amm.ne:
1 - Spese tecniche per progettazione
consulenza e collaudi (IVA
compresa)

£ 3.850.000.000
3 - Per monitoraggi speciali
in corso d'opera (IVA compresa)  £ 224.000.000
4 - Per imprevisti  £ 1.600.515.540
5 - Per I.V.A. al 20% di £ 103.604.570.383 £ 20.720.914.077
TOTALE SOMME A DISP.  L. 26.395.429.617
IMPORTO TOTALE DEL PROGETTO  L. 130.000.000.000

A seguito di un ulteriore incontro con i progettisti, tenutosi presso questo Consiglio Superiore, il progetto è stato integrato con una relazione aggiuntiva in merito ai problemi strutturali, un estratto del computo metrico estimativo dei soli lavori di consolidamento e ristrutturazione della torre "A", n°27 + 18 tavole dell’intervento strutturale, nonché una nota integrativa del consulente che ha curato le problematiche relative alle fondazioni.

C O N S I D E R A T O

L’Assemblea rileva preliminarmente che il progetto in esame è, come asserito, finalizzato a "consolidare, ricostruire ed adeguare alla normativa sismica" la Nuova sede del Palazzo di Giustizia di Napoli – Torre "A" .
In effetti l’intervento riguarda la ricostruzione delle parti della Torre distrutte dall’incendio ed il relativo completamento secondo l’originario progetto. Al riguardo i progettisti espressamente certificano che le strutture residuali della Torre "A" sono conformi al progetto originario e staticamente idonee ad essere oggetto di ricostruzione. Inoltre gli stessi progettisti negli atti presentati dichiarano che a seguito di calcolazioni e verifiche più affinate è emersa la necessità ulteriore, rispetto all’adeguamento sismico già effettuato, di rinforzare le strutture al fine di assorbire, nelle pareti in c. a. della torre, le tensioni di trazione in direzione orizzontale, che presentano valori superiori ai limiti regolamentari, derivanti dalle sollecitazioni di taglio e torsione.
Per tale intervento, resosi necessario, come accennato, in conseguenza dell’incendio del 1990, viene ora interessato questo Consesso, per l’esame ed il parere ai sensi dell’art.6 comma 5 della legge 109/94 e successive modifiche e integrazioni.
Il progetto originario del Palazzo di Giustizia di Napoli del 1979 e quello successivo del 1988 di adeguamento alla normativa sismica, a seguito dell’intervenuta classificazione sismica del comune di Napoli, sono stati infatti esaminati ed approvati, a suo tempo, dal Comitato Tecnico Amministrativo del Provveditorato alle OO.PP. per la Campania.
Il progetto, anche se in alcuni elaborati reca l’indicazione di esecutivo, viene presentato dallo stesso Provveditorato come definitivo e come tale esaminato da questo Consesso.
Per quanto attiene gli specifici aspetti in ordine alla progettazione dell’opera prevista e sua esecuzione, l’Assemblea ritiene di dover formulare le seguenti osservazioni.

Aspetti urbanistico - architettonici
Il complesso del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli è ubicato in una vasta area situata nella zona orientale della città, destinata ad accogliere il nuovo centro direzionale di cui ne costituisce il baricentro.
Il progetto, nato da un concorso di progettazione, costituisce una unità architettonica, divisa in tre lotti funzionali per esigenze di finanziamento, nell’ambito della quale il 2° lotto comprendente tre torri di diversa altezza raccordate da un corpo rettangolare che costituisce la parte centrale emergente rispetto agli altri due lotti caratterizzati da uno sviluppo eminentemente orizzontale.
Gli elementi architettonici dell’intervento, nel connotarlo fortemente a livello morfologico, ne sottolineano i caratteri funzionali - distributivi. Così emergono quali aspetti progettuali preminenti lo sviluppo curvilineo delle facciate sul lato sud, il "corpo lamellare" a nord che raccorda le tre torri e, soprattutto, la grande piastra centrale, vera e propria "piazza coperta", con funzioni di contenimento/smistamento dei flussi delle diverse utenze della cittadella giudiziaria.
Da ciò la scelta progettuale di individuare interventi di ripristino e consolidamento tali da non alterare le caratteristiche geometriche e i criteri distributivi dell’edificio, al fine di non introdurre dissonanze architettoniche con il contesto esistente.
Considerato che l’incendio sviluppatosi ha prodotto danni importanti sull’edificio, pur in presenza di un modesto carico di incendio, appare necessario che i progettisti verifichino criticamente, alla luce dell’esperienza, le soluzioni progettuali originarie nei riguardi della non vulnerabilità e della sicurezza dell’edificio rispetto ad eventi similari.
Inoltre è necessario che lo schema distributivo, che ricalca quello del progetto originario, riporti, per gli aspetti funzionali, il consenso dell’Amministrazione usuaria, tenuto conto delle importanti modificazioni di carattere normativo intervenute nel 1989 nell’organizzazione della struttura giudiziaria.
Altresì, occorre tener conto della normativa in materia di superamento delle barriere architettoniche. In particolare, nell’ambito della documentazione pervenuta, non si rileva la presenza della dichiarazione del progettista attestante la conformità degli elaborati progettuali alle disposizioni di cui al D.P.R. 503/96 e che giustifichi eventuali deroghe o soluzioni tecniche alternative ai sensi dell’art.21 del D.P.R. citato.

Aspetti geotecnici
Le fondazioni della Torre oggetto dell’intervento sono impostate su pali di grande diametro (compreso fra i 1500 ed i 2000 mm) tutti realizzati con "cella di precarica" alla base. La progettazione della palificata è risultata da una variante apportata in corso d’opera nel 1981 al progetto iniziale, resasi necessaria a seguito di verifiche ed approfondimenti sulle caratteristiche stratigrafiche e geotecniche dei terreni di fondazione eseguite anche a cura del Provveditorato alle OO.PP.
A sostegno del dimensionamento della palificata furono a suo tempo eseguite impegnative prove di carico a rottura su pali pilota e fu inoltre predisposto un importante sistema di monitoraggio per il controllo dei cedimenti.
Allo studio del problema ed al progetto era stato cioè dedicato un impegno particolare, giustificato sia dall’importanza delle strutture sia dalla complessità e delicatezza della situazione stratigrafica e geotecnica dei terreni di fondazione.
Le verifiche di stabilità delle palificate erano state effettuate, da quanto è possibile desumere, ricavando la capacità portante da interpretazioni ed estrapolazioni delle prove di carico. Anche le previsioni dei cedimenti erano state ricavate estrapolando i risultati delle prove di carico.
Nel progetto in esame, sulla base della riverifica statica e della aggiornata analisi dei carichi, i massimi carichi trasmessi ai pali di fondazione sono dichiarati dai progettisti compatibili con i valori delle capacità portante a suo tempo assunti, anche se in qualche caso i valori esposti del coefficiente di sicurezza risultano prossimi a 2, al limite cioè di quelli accettabili, e minori di quelli minimi assunti in precedenza.
Nella allegata Relazione geotecnica, il precedente criterio di progetto viene peraltro rivisto ed aggiornato anche sulla base di ulteriori indagini e prove sui terreni di fondazione, sui risultati di alcune prove di carico di lunga durata su pali eseguite sugli stessi terreni, e soprattutto, sull’analisi dei più recenti dati disponibili sui cedimenti misurati a partire dal 1983. Questi ultimi, ancorché non facilmente e completamente interpretabili – a causa della perdita di alcuni punti di osservazione e del sovrapporsi di fenomeni generalizzati di subsidenza dei terreni di fondazione per oscillazione dei livelli della falda idrica nel sottosuolo – sono risultati di entità maggiore di quanto in precedenza previsto.
Nella Relazione geotecnica questo comportamento viene giustificato ed accettato ammettendo una minore efficienza della palificata per effetto gruppo e per deformazioni lente non compiutamente interpretate nelle prove di carico di progetto.
Nella stessa Relazione, il carico limite dei singoli pali, è stato ricalcolato con metodi analitici, attribuendo ai terreni caratteristiche geotecniche desunte anche sulla base di ulteriori prove in sito ed in laboratorio ottenendo valori compatibili con quelli a suo tempo ricavati dalla interpretazione delle prove di carico. Manca peraltro una completa verifica dei pali e della palificata con riferimento alle nuove condizioni di carico, verifica necessaria anche al fine di valutare la compatibilità dei coefficienti di sicurezza risultanti con i limiti imposti dalla Normativa vigente.
Per cui è necessario, anche al fine di evitare future difficoltà interpretative in sede di appalto e di collaudo, esplicitare i valori della capacità portante e dei carichi agenti su ciascun palo, e, quindi, dei relativi coefficienti di sicurezza assunti. Così come, allo stesso fine, occorre valutare, anche sulla base dei dati osservati, i prevedibili cedimenti, in modo che il piano di monitoraggio possa propriamente assumere i caratteri di controllo di previsioni.

Aspetti strutturali
L'intervento per il ripristino della Torre A, previsto dal progetto in esame, comporta sostanzialmente le seguenti operazioni:

  • placcaggio di travi parete, di setti e di travi mediante fibre di carbonio;
  • rinforzo di pilastri in c.a. mediante angolari e relativi sistemi di collegamento in acciaio;
  • rinforzo di pilastri in acciaio mediante apposizione di nuovi profili aggiuntivi:
  • costruzione ex novo dei solai, travi e pilastri, oggi mancanti in quanto crollati a causa dell’incendio.
Il progetto di rinforzo è sommariamente descritto nelle sue linee generali nella Relazione generale e in quella di calcolo, ma non sostenuto da elaborati grafici ed altro: in particolare mancano dettagli esecutivi (di placcaggio, di attacco vecchio/nuovo, ecc.) che in progetti come quello in esame divengono fondamentali per la fattibilità dell'opera.
Così pure manca una chiara documentazione analitica del comportamento della struttura senza rinforzi, documentazione atta ad individuare gli aspetti critici del comportamento d'insieme e locale.
La relazione integrativa chiarisce il percorso logico seguito dai progettisti ma non è sempre supportata da analisi e giustificazioni sui vari aspetti trattati.
La questione più delicata - per gli aspetti progettuali, tecnologici e di costo complessivo - appare la tecnica e la diffusione del rinforzo proposto per le pareti della Torre, molto numerose in pianta ed in elevazione. Su questo punto ci si sofferma ampiamente in quanto segue.
Il progetto di rinforzo delle pareti dei nuclei della torre A prevede infatti l'impiego diffuso di sottili lamine in fibra di carbonio incollato sulle pareti in c.a. mediante resina epossidica bicomponente; tecnica utilizzata in vari paesi e anche in Italia, sia per il rinforzo di travi e pilastri nelle strutture di cemento armato, sia anche nel caso di rinforzo di costruzioni in muratura. In effetti dal punto di vista tecnologico la facilità di incollaggio, il piccolo spessore delle lamiere ecc., rende l’uso di tale tecnica semplice e non comporta quindi modifiche alla geometria delle sezioni trattate. Tale soluzione è quella che certamente non comporta modifiche architettoniche alla struttura della Torre "A" del Palazzo di Giustizia di Napoli.
Va peraltro evidenziato anzitutto che il rinforzo deve avere durabilità almeno pari all’elemento da rinforzare, pertanto i progettisti dovranno adottare procedure e materiale di fissaggio che garantiscono costanza delle prestazioni nel tempo di vita utile della struttura, ovvero sia approntato un piano di manutenzione.
L'intervento proposto rappresenta peraltro un caso di dimensioni eccezionali per la sua estensione, che non trova riscontro in nessun altra realizzazione. Come sopra accennato, si è inteso in questo caso sopperire alla mancanza di armature longitudinali orizzontali di travi parete mediante la placcatura del nucleo esistente con strisce di tessuto in fibra di carbonio. Queste hanno modulo elastico leggermente più basso dell’acciaio, 170000 MPa, rispetto ai circa 200000 MPa dell'acciaio, per contro la resistenza a rottura è di circa 3000 MPa, rispetto ai 600 MPa dell’acciaio da cemento armato ed ai 2000-2400 MPa dell’acciaio armonico da precompresso.
Il rinforzo è stato dimensionato basandosi sullo stato tensionale ottenuto con l'analisi, trascurando le tensioni di compressione presenti e facendo riferimento alle sole tensioni tangenziali. Da queste si è ricavato in modo semplificato lo sforzo di scorrimento da assegnare alle fibre. Questo procedimento mutuato dalla teoria del taglio nel caso di verifica delle tensioni ammissibili nelle travi di cemento armato, appare discutibile, sia per la differente tipologia di struttura cui è applicato, sia perché, qualora si accetti di poter trasferire tale teoria anche a strutture quali quella in oggetto, le tensioni di verifica delle fibre risultano pari a circa 1200 MPa, valore del tutto al di fuori del campo ammissibile tensionale, e quindi deformativo, tipico delle strutture di cemento armato ordinario.
Infine non è ben chiaro perché i progettisti, pur disponendo di risultati di un calcolo, utilizzante l’analisi agli elementi finiti, tale da fornire tutte le componenti dello stato tensionale e, quindi, anche le tensioni principali di trazione, trascurino tale importante risultato considerando esclusivamente le tensioni di scorrimento.
In sostanza avendo ora i progettisti più correttamente prodotto un calcolo a lastra, ne dovrebbe derivare di conseguenza che, nelle verifiche, sia utilizzato per intero il calcolo bidimensionale effettuato.
Va inoltre osservato come sopra già rilevato che la previsione progettuale di uso delle fibre di carbonio efficacemente impegnate a trazione comporta deformazioni elevate delle fibre fino a valori prossimi all’1%: ciò comporta necessariamente la fessurazione diffusa del conglomerato ad esse intimamente unito.
Infine, val la pena anche di rilevare che allo stato non è ancora disponibile, né in Italia e né all'estero, una procedura di verifica e dimensionamento di rinforzi di fibra di carbonio che sia regolata da una specifica normativa tecnica.
Tutto ciò premesso ed entrando nel merito del dimensionamento effettuato dai progettisti si osserva quanto segue:
1) Il rinforzo in fibra di carbonio ha lo scopo di sopperire ad una insufficienza di armatura a taglio ed a torsione delle pareti in c.a. della torre. Un preciso calcolo di verifica effettuato dai progettisti evidenzia la presenza di elevate sollecitazioni di taglio e torsione nelle pareti della torre, parzialmente ricostruita e riparata, sotto le azioni sismiche.
2) Il dimensionamento del rinforzo in fibre di carbonio è stato effettuato secondo il metodo delle tensioni ammissibili, in stretta analogia alle verifiche a taglio tradizionali per il c.a.. Gli sforzi principali di trazione che hanno origine nella parete in cls vengono fatti tutti assorbire dal rinforzo. Come già accennato tale valutazione è stata effettuata considerando solo l’effetto delle tensioni tangenziali senza tenere conto del concomitante sforzo normale. Le pareti del nucleo presentano però una così elevata inerzia da restare sempre compresse anche sotto sisma, malgrado la grande loro altezza. La risultante dei vari tratti di parete delle sollecitazioni principali di trazione risulterebbe allora notevolmente ridotta se si valutassero tali sollecitazioni principali di trazione considerando, oltre che la presenza della tensione tangenziale, anche quella della compressione verticale. Così operando, si potrebbe così addivenire ad una drastica riduzione dell’entità del rinforzo e quindi ad una conseguente forte riduzione del costo dell’intervento.
3) Come già sopra evidenziato, dal metodo semplificato e convenzionale adoperato dai progettisti per valutare gli sforzi nelle fibre – utilizzando cioè le sole equazioni di equilibrio come si opera usualmente nel dimensionamento alle tensioni ammissibili delle staffe nel c.a. – consegue la presenza di elevatissime dilatazioni orizzontali nelle fibre, dell’ordine dell’1%. Se ciò accadesse, dovrebbe verificarsi una fessurazione ampia e diffusa nelle pareti in c.a. In effetti la forte adesione delle fibre al cls., gli effetti di resistenza relativa all’ingranamento del cls., ecc. Presumibilmente circoscrivono la presenza di elevati sforzi nelle fibre, riducendo l’entità della fessurazione del cls.
4) Considerando quanto esposto al punto 3 e tenendo presente la congruenza della deformazione delle fibre con quella della parete, sarebbe opportuno effettuare una verifica dell’entità della fessurazione della parete stessa, per verificarne concretamente la ammissibilità.
5) Il calcolo delle sollecitazioni dovute al sisma è stato effettuato con un coefficiente di struttura b = 1. In effetti il valore corretto da utilizzare sembra essere 1,2, in quanto la struttura in oggetto affida gran parte delle resistenze alle azioni sismiche orizzontali a strutture a setti, mentre il contributo delle travi e pilastri relativo al comportamento a telaio appare presumibilmente dì entità modesta. Si ritiene necessario tale riscontro di calcolo (non rilevabile dalla documentazione agli atti) e la conseguente adozione del coefficiente appropriato.

Aspetti impiantistici
Il progetto prevede la realizzazione di tutti gli impianti necessari per garantire funzionalità e corretta gestione alla Nuova sede del Palazzo di Giustizia di Napoli.
La documentazione presentata con le integrazioni fornite, costituisce un insieme sufficiente a configurare un progetto definitivo e le soluzioni impiantistiche, che appaiono in generale condivisibili e congrue rispetto agli obiettivi, sono sufficientemente descritte.
In particolare, per quanto attiene gli impianti elettrici e speciali, si ritiene di dover osservare quanto segue.
Per la cabina di trasformazione si raccomanda l’uso di unità trasformatoriche a doppio primario 9 kV (attuale) 20 kV (tensione standard unificata), sarebbe inoltre auspicabile l’inserimento di un terzo trasformatore generale in stand–by freddo per ovvi motivi di continuità delle attività.
Si prende atto della dichiarazione del Provveditorato alle OO.PP. per la Campania, nella citata nota del 7.6.99, che sarà "valutata attentamente" la possibilità di una distribuzione in condotto sbarre in fase di realizzazione del progetto esecutivo, che si provvederà al ridimensionamento del banco di rifasamento e all’adeguamento dell’illuminamento medio di base dei locali.
Per quanto attiene il THD dei gruppi di continuità statici, si raccomanda di prescrivere nel Capitolato Speciale d’appalto un valore non inferiore all’8% per le armoniche riflesse in rete.
Si invita a verificare puntualmente, non solo secondo le CEI 81–1/95 ma anche secondo la variante 81-1/V1 del 1996, il progetto del LPS per la posizione che assume la Torre nei confronti dei corpi di fabbrica circostanti (più bassi).
In ordine agli impianti meccanici si osserva che le soluzioni proposte, sia per gli impianti termici che per quelli idro-sanitari e antincendio, sono quelle consuete per le applicazioni che interessano nel caso specifico e si inseriscono correttamente nella situazione preesistente per quanto riguarda produzioni e distribuzioni dei fluidi e criteri di regolazione.
A tale riguardo si rileva che, poiché la distribuzione generale dei fluidi è del tipo a portata variabile, anche per i condizionatori di area primaria si dovranno adottare valvole regolatrici a due vie anziché a tre vie.
Si rileva inoltre che sono stati adeguatamente utilizzati gli accorgimenti necessari nel caso di edifici di grande altezza.

Aspetti economici
L’Assemblea prende atto di quanto dichiarato nella Relazione Generale che la stima delle opere è stata condotta, per quanto possibile, con riferimento al tariffario in uso presso il Provveditorato Regionale alle OO.PP. per la Campania e, in mancanza del prezzo, con la formulazione di apposite analisi, non allegate.
Al riguardo, rilevato preliminarmente che tali ultimi prezzi vengono, nel computo metrico estimativo, impropriamente indicati con la dizione N.P., si ravvisa la necessità che la redazione delle analisi debba essere riferita, oltre che ai reali costi di mercato, a lavorazioni complete e non frazionate, diversamente da quanto risulta dall’esame della stima attuale. A titolo meramente esemplificativo e non esaustivo si rilevano tra le voci di costo importi motivati dall’utilizzo di manodopera specializzata relativa a lavorazioni anche usuali (ad esempio N.P. 23 – oneri e magisteri derivanti dall’impiego di manodopera specializzata per la preparazione delle superfici dei solai in c.a. a ricevere il massetto di allettamento per posa linoleum - per L. 500.000.000 circa, o N.P. 51 – oneri e magisteri derivanti dall’impiego di manodopera specializzata per riportare le strutture in c.a. all’originario aspetto - per L. 1.338.000.000 circa).
Particolare attenzione deve essere, inoltre, posta alla determinazione degli oneri per ogni singola lavorazione degli interventi di rinforzo e consolidamento al fine di non incorrere in duplicazioni dello stesso onere in voci diverse quale, ad esempio, la pulitura e spazzolatura delle opere da risanare.
Osservato, inoltre, che dalle voci dei prezzi da porre a base di gara devono essere eliminati i riferimenti a ditte produttrici, si evidenzia che il computo metrico, oltre a quanto sopra esposto, appare per importanti aspetti da verificare anche nella valutazione delle quantità. Sempre a titolo esemplificativo si rileva che all’articolo 24 PA 9 - "rinforzo di strutture in c.a. con la tecnica del placcaggio esterno" - a fronte di una superficie computata di 4.490 m2 viene aggiunta una "ulteriore quantità da rinforzare" di 5.908 m2, pari a L. 5.470.000.000 circa. Per tale voce, attesa la notevole incidenza sul costo globale delle opere di consolidamento ed in relazione alla significatività dell’intervento proposto, l’Assemblea ritiene che la stessa voce vada rivista oltre che nel prezzo unitario, per il quale non viene fornita adeguata analitica giustificazione, anche sulla base delle reali necessità che scaturiranno dalle osservazioni precedentemente svolte per gli aspetti strutturali in ordine al calcolo per il dimensionamento dei rinforzi.
L’Assemblea osserva infine che lo stesso computo metrico potrà essere suscettibile di variazioni a seguito del recepimento delle prescrizioni formulate dal Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco con nota 7 giugno 1999.

Per quanto sopra premesso e considerato, l’Assemblea, all’unanimità,

E’ DEL PARERE

che l’esaminato progetto definitivo di consolidamento - ricostruzione ed adeguamento sismico del Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, con l’osservanza delle prescrizioni ed osservazioni espresse nei precedenti considerato, è suscettibile di essere sviluppato a livello esecutivo.