ASSEMBLEA GENERALE

Seduta del 6.02 98
Voto n.631/97

OGGETTO:
Realizzazione della Nuova Sede dell’Orto Botanico e Strutture dell’Area Naturalistica dell’Università di Sassari.

L’ASSEMBLEA

VISTA la nota del 12.12.1997 prot. n. E 25536 con la quale l’Università degli Studi di Sassari ha trasmesso, per esame e parere, l’affare indicato in oggetto;

VISTA la nota del 27.1.1998 prot. n. E 1029 con la quale la medesima Università ha trasmesso atti integrativi;

ESAMINATI gli atti;

UDITA la Commissione relatrice: (BALDUCCI, MAURO, RINALDI, GUGLIELMI, TATO’, ARREDI, BASILE, BONFATTI PAINI, CALZONA, DOCCI, FONTANA, GRISOLIA, LUCE, PARVOPASSU, SISINNI, TAMBURINI).

PREMESSO

Con nota del 12.12.1997 prot. n. 525536 l’Università degli Studi di Sassari ha trasmesso il progetto definitivo della Nuova Sede dell’Orto Botanico e Strutture dell’Area Naturalistica dell’Università stessa, per esame e parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ai sensi del 5° comma dell’art. 6 della legge 109/94 e successive modifiche ed integrazioni.
Il progetto comprende la realizzazione di:

- Orto Botanico
- Museo di Scienze Naturali
- Dipartimento di Botanica ed Ecologia Vegetale
- Istituto di Zoologia
- Istituto di Scienza della Terra.

L’intervento interessa un’area di circa 12 ettari nella località denominata "Lu Regnu" a nord-ovest della città di Sassari.
Il P.R.G. vigente attribuisce un ruolo strategico a questa parte della città e a quest’area in particolare, con una serie di destinazioni connesse con i servizi superiori di livello urbano e regionale.
La zona G 4.3, in cui ricade l’area oggetto dell’intervento, ha destinazioni (centri e attrezzature sociali e culturali di interesse urbano e sovraurbano, attrezzature per l’istruzione universitaria, attrezzature per la ricerca, parco a livello urbano); peraltro il progetto si inquadra in una variante dello stesso P.R.G. approvata. Detta variante riguarda il solo Ambito n. 2 (S. Pietro- Le Conce) e concerne la modifica di alcune destinazioni di zona, la variazione di un articolo delle "norme di attuazione" e alcune modifiche alla viabilità.
La modifica di alcune destinazioni di zona del P.R.G. è stata motivata dalle esigenze specifiche di organizzazione dello spazio delle strutture universitarie, così come previsto nel Protocollo d’Intesa stipulato dal Comune con l’Università di Sassari, di cui alla deliberazione della Giunta Comunale del 6 luglio 1994.
Tale variante non produce alcun cambiamento negli standard residenziali ed in particolare nei parcheggi che, nell’ambito considerato, rimangono invariati.
Sotto il profilo della viabilità, dunque, l’area è servita dalla strada provinciale Sassari-Ittiri a nord, di cui è previsto l’allargamento per assumere il ruolo di asse urbano di servizi, mentre l’accessibilità interna è affidata alla strada di Piandanna, per la quale è prevista una limitata rettifica del tracciato.
La localizzazione del progetto e la sua articolazione funzionale, è detto nella relazione generale, si collocano all’interno dei requisiti del documento che l’Università di Sassari ha elaborato per delineare i principi della sua organizzazione spaziale coerentemente con l’evoluzione del sistema urbano nord-occidentale e più in generale del sistema urbano regionale.
Il progetto organizza i dipartimenti universitari lungo una struttura lineare che si sviluppa secondo un arco circolare delineato da un grande muro edificato rivestito di lastre di pietra rossa che, in qualche misura, perimetra l’Orto Botanico separandolo dal Parco urbano più aperto verso funzioni di verde pubblico.
Lungo questo arco, misura circa 500 metri, si trovano in sequenza il Dipartimento di Botanica ed Ecologia Vegetale, con la serra fredda, la serra temperata e la serra calda, si prosegue verso ovest con gli Istituti Zoologia e Scienza della Terra, per concludere con il Museo di Scienze Naturali dominato dalla cupola del Planetario.
A valle, in contiguità con la strada Sassari-Ittiri, la delimitazione dell’Orto viene costituita da un terrapieno che si sviluppa a sezione variabile da ovest verso est, dal territorio aperto alla città costruita.
L’intervento complessivo è articolato in 11 aree funzionali: Area 1 - Corpo della didattica di Botanica ed Ecologia Vegetale.
E’ localizzato sull’area orientale dell’area d’intervento ed ha una forma volumetrica complessa con la copertura articolata con un’insieme di volte cilindriche e coniche.
Gli spazi sono distribuiti secondo quattro livelli; alla quota 175.00 sono localizzati la centrale di controllo degli accessi, l’alloggio del custode, le autorimesse, alcuni degli spazi tecnici come quelli impiantistici per le unità di trattamento aria oltre ad alcuni depositi.
L’edificio si allunga sulla via di Piandanna interrandosi per cui alla quota di 178.60 si trovano un grande atrio di ingresso, tre aule di esercitazione e due aule di seminari, un lungo spazio di disimpegno longitudinale, su cui si attestano una serie di spazi di studio per gli studenti.
Area 2 - Corpo della ricerca di Botanica ed Ecologia Vegetale.
L’edificio ha un andamento planimetrico ad arco sia sul piano orizzontale che sul piano verticale e la stessa copertura metallica è configurata come una superficie curva assimilabile a parte di una superficie torica.
Dalla quota 168.80 alla quota 171.40 si sviluppa il teatro botanico disposto a gradoni sul fronte nord, mentre alla quota più bassa si trova l’atrio del teatro stesso. Alla stessa quota di 171.40 si trovano parte dei laboratori del Dipartimento di Botanica ed Ecologia Vegetale, alcuni archivi, depositi, un’officina e gli spazi per il personale dell’orto botanico che può accedere direttamente all’orto attraverso una rampa contigua al fronte nord. Alla quota 175.00 si trova l’atrio principale d’ingresso, altri laboratori, la parte bassa della biblioteca, che si articola in due piani, così come su più piani si sviluppa l’erbario.
Il livello 178.60 è quello dell’ingresso al Dipartimento dove sono localizzati gli studi dei docenti, la direzione e l’amministrazione, il piano superiore della biblioteca che comunica con il piano superiore dell’erbario. Sul lato ovest si trova una grande sala riunioni che si affaccia sulle serre e uno spazio da destinare agli uffici per l’amministrazione dell’orto.
Alla quota 182.20 vi sono spazi destinati al laboratorio di sistematica che è in comunicazione sia con la biblioteca e con l’erbario, oltre a spazi per gli studenti interni, i laureandi e i dottorandi.
Alla quota 185.80 vi sono le unità di trattamento aria.

Area 3 - Serre.
Si tratta di elementi geometrici, una sequenza di poliedri associata ad una tenda rigida che copre parzialmente i poliedri realizzando l’immagine di una stratificazione e assolvendo anche la funzione di recinto dell’orto.

Area 4 - Corpo della ricerca di Zoologia.
Quest’area interessa la parte occidentale dell’arco che va dalle serre all’ingresso comune di Zoologia e Scienza della Terra. Come il corpo 2 anche questo ha un andamento planimetrico ad arco che si ripete anche sul piano verticale concludendosi con una copertura metallica, anche questa configurata come una parte di superficie torica.
Alla quota 167.80 vi sono gli spazi tecnici per il condizionamento delle serre, l’acquario, alcuni laboratori e depositi dell’Istituto di Zoologia. Il piano superiore (a quota 171.409) è quasi tutto destinato ai laboratori di zoologia e alla parte bassa della biblioteca che si affaccia sulle serre. L’ingresso principale è a quota 175.00 con gli studi dei docenti, la direzione e l’amministrazione, una sala riunioni e la parte superiore della biblioteca.
L’ultimo piano, a quota 178.60, è dedicato agli studenti interni, ai laureandi e ai dottorandi.

Area 5 - Corpo della ricerca di Scienza della Terra.
Si tratta di un edificio che va dal corpo scala comune a Zoologia fino al Museo di Scienze Naturali e presenta caratteristiche spaziali e distributive simili al corpo precedente.

Area 6 - Museo di Scienze Naturali.
Si colloca all’estremo occidentale dell’arco e, con la cupola del Planetario, costituisce elemento di cerniera tra l’Orto Botanico e il Parco urbano. Vi si accede a quota 167.80 attraverso una rampa che parte dalla piazza interna del polo naturalistico, uno spazio a forma di corte su cui si affacciano sia il museo, sia gli edifici della ricerca e della didattica del polo naturalistico. A questa quota si trovano i vari spazi di accoglienza e di servizio al museo con una caffetteria con terrazza sul parco urbano.
A quota 171.40 vi sono spazi per mostre temporanee e lo spazio espositivo del museo; una rampa a gradoni conduce al piano superiore, a quota 175.00, in cui è previsto un ulteriore spazio espositivo; a questo livello si trova il Planetario.

Area 7 - Corpo della didattica del Polo Naturalistico.
Questo edificio conclude l’intero complesso lungo la strada di Piandanna ed è costituito da un corpo principale che comprende le aule per esercitazioni e per seminari, le aule a gradoni e le segreterie e i servizi didattici.

Area 8 - Polo tecnologico.
E’ localizzato all’estremità orientale del complesso e si collega con l’argine creato lungo la strada di Ittiri sviluppandosi principalmente alla quota 175.00. Nello spazio esterno, di fronte al corpo della centrale termica, sono ubicati i serbatoi per l’irrigazione e l’antincendio, con la centrale idraulica, mentre sul fronte nord dello stesso corpo sono localizzati altri serbatoi per l’alimentazione del gruppo elettrogeno.

Area 9 - Orto Botanico. Area 10 - Parco Urbano.
L’orto è delimitato dalla strada Sassari-Ittiri con un terrapieno che si sviluppa a sezione variabile da ovest ad est e si avvolge con un semicerchio all’origine dell’arco, formando così il vestibolo d’ingresso dell’Orto. Lo spazio di transizione tra l’Orto e il Parco Urbano è identificato dalla rampa di accesso al Museo e dalla vasca circolare suddivisa in settori per le collezioni di piante acquatiche, mentre un roseto introduce ad uno spazio per manifestazioni pubbliche, concerti, rappresentazioni teatrali, ricavato in una radura del Parco.

Area 11 - Strada esterna del Piandanna.
La nuova strada di Piandanna collega Via Amendola, in corrispondenza della Fontana delle Conce, e via delle Croci. La lunghezza del percorso interessato è di 689 metri, il tracciato segue quello della strada esistente, correggendone la sinuosità.
  Per quanto riguarda le caratteristiche strutturali, dalle relazioni presentate si evince che:

Fondazioni

L’area oggetto dell’intervento è stata investigata attraverso una serie di sondaggi, con profondità dai 10.00 m ai 15.00 m, e prove di laboratorio che hanno evidenziato, da un lato, un elevato grado di uniformità nelle caratteristiche stratigrafiche del terreno e, dall’altro, una diffusa eterogeneità nelle sue caratteristiche meccaniche.
A livello stratigrafico il terreno di fondazione è caratterizzato da uno strato (1.00 ÷  2.00 m) superficiale sabbio-argilloso, con detriti calcarei, sovrastante un banco di calcarenite (»  4.00 m) più o meno fratturato; la formazione di base è rappresentata da marna lapidea.
Per quanto riguarda le caratteristiche meccaniche, le prove di laboratorio hanno rilevato che il complesso calcarenitico possiede valori di resistenza a rottura variabili da 1 a 25 N/mm2. La natura del terreno nel suo complesso e le condizioni morfologiche dell’area, hanno determinato la scelta di fondazioni a platea (di 80 cm di spessore) per i fabbricati e a fondazioni continue su travi rovesce per le strutture delle serre. Le ipotesi progettuali prevedono, inoltre, carichi di esercizio dell’ordine di 1 kg/cm2.

Strutture verticali e orizzontali

Per i corpi della didattica (Aree 1-7) la struttura verticale è in c.a. a setti, con copertura solo parzialmente piana e non praticabile. I solai sono di 18, 30, 36 e 47.5 cm di spessore realizzati con predalles da 6 cm con getti di completamento, rispettivamente di 12, 24, 30 e 41.5 cm di spessore, alleggeriti con elementi di fibra di vetro e cemento. Nel Corpo della didattica del polo naturalistico, laddove le luci libere superano valori accettabili per solai tradizionali sono ipotizzati elementi prefabbricati in cap di 40 cm di spessore con getto di completamento. Le travi sono prevalentemente in spessore, eccetto che in qualche caso dove viene sfruttata l’altezza del controsoffitto.
Le coperture hanno sezione cilindrica e struttura portante in legno lamellare costituita da travi con dimensioni variabili in funzione della luce tra 9.50 m e 15,70 m disposte ad interasse di 1 m.
I giunti di dilatazione, presenti solo all’elevazione sono per il Corpo della didattica del polo naturalistico in corrispondenza dei fili fissi 36-37 e 50 distanti circa 50 m, per il Corpo della ricerca di botanica ed ecologia vegetale in corrispondenza dei fili fissi 1 e 8, distanti circa 48 m.
Per le Aree 2-4-5 la struttura verticale è articolata secondo un sistema di setti esterni in c.a. a forma di "C", disposti secondo una poligonale che approssima l’arco e secondo un sistema di pilastri interni in c.a. disposti secondo una maglia di 3 m per 6 m. Gli orizzontamenti sono realizzati con solai in predalles e con solette piene laddove sono prescritti carichi elevati (biblioteca). Nella struttura della copertura sono previste travi principali binate in acciaio HE 400 B, calandrate e semplicemente appoggiate sulla trave di bordo in c.a. munite di controventi in struttura reticolare in profilati di acciaio. L’orditura secondaria è costituita da una lamiera grecata portante in acciaio calandrata, mentre un’ulteriore orditura in profilati compone la sottostruttura del manto di copertura formata da un lamierino di una lega zinco-titanio, fissata con un sistema a doppia aggraffatura su una lamina zincata preverniciata.
Le Serre sono formate da una struttura reticolare spaziale costituita da aste in tubi di acciaio a sezione tonda, collegati fra loro in modo da formare gli elementi spaziali delle "foglie" e dei "prismi": questi sono collegati tra loro tramite piastre imbullonate.
In questa struttura primaria viene montata un’orditura primaria in profili da serramento in acciaio a sezione ogivale a taglio termico, con interasse di circa 70 cm.
Un’orditura secondaria di profili da serramento in acciaio a taglio termico collabora con quella primaria al fissaggio delle lastre di vetro rettangolari che costituiscono l’involucro esterno. Il vetro è costituito da un doppio spessore di 6+6 mm, il primo stratificato, il secondo temperato.
Il Museo di Scienze Naturali (Area 6) è costituito da un sistema di muri e pilastri in c.a., mentre l’edificio del Planetario ha una struttura verticale di setti circolari in c.a. I solai sono in predalles e la copertura è a volta in c.a. su cui è fissato uno strato coibente e un’orditura secondaria, assicurata da profilati in acciaio che sostengono la sottostruttura del manto di copertura formato da un lamierino come per gli edifici delle Aree 2, 4 e 5.
I muri perimetrali, in generale, sia strutturali che di tamponamento, sono rivestiti secondo lo stesso sistema a facciata ventilata come un pacchetto di 15 cm formato dallo strato coibente, dalla camera di ventilazione e da uno strato di lastre di pietra artigianale ancorato su una sottostruttura in acciaio inox.
Le lastre di pietra artificiale, di spessore di 4 cm, sono di colore rosso.
Le tramezzature sono realizzate con strutture in acciaio e rivestimento in lastre di gesso cartonato di vari tipi a seconda delle esigenze dei vari spazi.
Gli infissi esterni sono realizzati con profili da 60 mm in acciaio zincato e sono provvisti di taglio termico; i vetri hanno uno spessore di 26 mm (6+16+4).

Impianti

Climatizzazione: sono state progettate due centrali termofrigorifere con struttura identica, ma con diverse potenze, una denominata "centrale termofrigorifera di zoologia" e l’altra "centrale termofrigorifera di botanica".
Ciascuna di esse comprende uno spazio all’aperto per la installazione delle macchine frigorifere e un locale nelle immediate vicinanze per la installazione della stazione di distribuzione di fluidi.
Ambedue le centrali sono costituite da più macchine frigorifere con condensazione ad aria provviste di de-surriscaldatore in grado di recuperare, sotto forma di acqua calda a bassa temperatura, non meno del 20% del totale calore di condensazione.
Dette macchine inoltre sono a ciclo reversibile lato gas per utilizzazione sia come frigorifero che come pompa di calore aria-acqua (la scelta della grandezza è peraltro effettuata a ciclo estivo), sono a bassa rumorosità (tipo silenziato) e montano compressori frigoriferi a vite.
Il frigorifero impiegato è il gas R 407 C, esente da CFC.
Le circuitazioni di centrale consentono la commutazione stagionale singolarmente per ciascuna macchina frigorifera in modo da disporre in ogni periodo dell’anno di ambedue i fluidi: acqua calda a bassa temperatura (48°C), ed acqua refrigerata (6°C), raccolte dai rispettivi collettori. La commutazione avviene per mezzo di valvole a tre vie motorizzate con comando manuale o da sistema centralizzato.
I collettori "acqua calda a bassa temperatura" sono alimentati durante tutto l’anno dai desurriscaldatori delle macchine frigorifere e dalla centrale termica, tramite scambiatore di calore, con funzioni di integrazione o di soccorso.
A dette alimentazioni si aggiungono in inverno quelle provenienti dal condensatore delle macchine frigorifere funzionanti a ciclo diretto (pompe di calore).
Dai collettori "acqua calda a bassa temperatura" ed "acqua refrigerata" sono derivati i vari circuiti, ciascuno provvisto di elettropompa con riserva, convogliati i vettori termici alle batterie delle UTA ed i terminali di impianto congruamente raggruppati.

Completano ciascuna centrale:
- sistemi di espansione, scarichi, dispositivi di sicurezza, regolazioni automatiche.
La centrale termica ha il compito di integrare il calore prodotto termodinamicamente delle macchine frigorifere che non basta al fabbisogno del complesso, particolarmente nei transitori di avviamento degli impianti.
La potenza per il riscaldamento richiesta all’intero complesso è dai 2800 kW. Poiché le macchine frigorifere a pompa di calore forniscono (410+340) x 2 = 1500 kW, la potenza da installare è di 2800-1500 = 1300 kW.
La centrale termica è articolata su tre caldaie di eguale potenza (450 kW cad.), atte alla produzione di acqua calda alla temperature di 85°C, dotate di bruciatore alternativo GPL-Gasolio.
Le tipologie impiantistiche essenziali sono per uffici, studi e corridoi delle unità didattiche: condizionamento estivo ed invernale di tipo misto aria-acqua, ciascuno costituito essenzialmente da una unità di trattamento aria esclusivamente esterna a perdere e da ventilatori installati nei singoli locali che trattano aria riciclata; laboratori, auditorio, aule di esercitazione: condizionamento estivo ed invernale a tutt’aria, solo esterna a perdere, con post-riscaldamento per singolo locale-laboratorio. La distinzione dell’area trattata e la ripresa avvengono con reti di canali a media velocità, media pressione e con cassette terminali attenuatrici monocondotto sistemate nei controsoffitti dei corridoi.

Impianti delle serre
Le serre occupano una superficie di 700 m2 circa con forma di rettangolo allungato avente l’asse maggiore orientato secondo la direzione NE-SW; esse sono collegate nella parte centrale della struttura ad arco tra l’Istituto di Zoologia ed il Dipartimento di Botanica.
Sono previsti trattamenti sia a ciclo estivo che a ciclo invernale strutturati in modo da determinare tre zone a controllo termoigrometrico sufficientemente indipendente, individuate con suddivisioni parallele all’asse minore della serra.
L’impiantistica a ciclo invernale è tipologicamente eguale per le tre zone ed è costituita da n. 3 unità di trattamento aria di identica composizione atte ad effettuare le seguenti operazioni:

  • aspirazione dell’aria ambiente e dell’aria esterna con miscelazione in proporzioni variabili attraverso una camera con serrande;
  • riscaldamento della miscela con batteria di scambio termico a circolazione di acqua calda a bassa temperatura;
  • umidificazione con lavatore d’aria a due rampe di ugelli e pompa di riciclo;
  • movimentazione dell’aria trattata tramite testa ventilante.

Le UTA sono ubicate negli spazi tecnici alle testate della serra e ciascuna di esse invia l’aria trattata nella zona ambiente di propria competenza tramite canalizzazioni posate in un cunicolo sotterraneo praticabile che percorre la serra per tutta la sua lunghezza (che pertanto collega i due spazi tecnici).
L’impiantistica a ciclo estivo è tipologicamente omogenea per le due serre laterali mentre è diversa per quella centrale.
Per le serre laterali detta impiantistica è costituita da n. 4 unità di trattamento aria di identica composizione atte ad effettuare le seguenti operazioni:

  • aspirazione dell’aria esterna in camera con serrande;
  • umidificazione con lavatore d’aria a due rampe di ugelli e pompa di riciclo;
  • movimentazione dell’aria trattata tramite testa ventilante.

Le UTA sono ubicate negli spazi tecnici, due da ciascun lato e lanciano l’aria trattata nella zona ambiente di propria competenza direttamente dalle pareti (non sono previste canalizzazioni) con diffusori aventi l’opportuna lunghezza di lancio.
Nella serra centrale per il conseguimento del microclima estivo è proposto un impianto del tipo a nebbia (fog-system) costituito da speciali ugelli ad alte prestazioni collegati da una rete di distribuzione in tubo di piccolo diametro (circa 30 mm) in alluminio rivestito internamente con PVC. La suddetta impiantistica è installata direttamente all’interno della serra.
In estate l’evaporazione dell’acqua, finemente nebulizzata raffredda e deumidifica l’ambiente mentre in inverno rafforza l’umidificazione preliminare operata dalle UTA preposte al riscaldamento rendendo così possibile la coltura di piante tropicali.
L’impianto di deumidificazione a nebbia atomizza ad alta pressione (circa 70 bar) l’acqua di irrigazione trasformandola in minute gocce micrometriche (circa 10 micron di diametro).
La centrale idrica principale è prevista nei locali tecnici a quota 173 esterni all’istituto di "Botanica". In tale centrale è prevista l’installazione dell’impianto di sopraelevazione idrica, a servizio dell’intero complesso, costituito da serbatoio preautoclave ed autoclavi.
Il pompaggio è affidato a n. 3 elettropompe, di cui n. 2 funzionanti in parallelo e la 3^ di riserva.
A monte del serbatoio preautoclave è prevista la filtrazione generale con filtro autopulente.
L’acqua potabile a valle dell’autoclave alimenta la rete generale potabile dei servizi igienici e l’impianto automatico di addolcimento a doppia colonna.
Per quanto riguarda l’impianto antincendio questo è servito da un gruppo automatico di pressurizzazione (con n. 1 elettropompa, n. 1 motopompa di riserva e n. 1 elettropompa di pressurizzazione) alimentato dalle vasche di riserva.

Costi

La spesa totale risulta di £ 74.500.000.000 così ripartita (in milioni):
 
a) LAVORI   £ 55.883
b) SOMME A DISPOSIZIONE    
b1) Arredi e attrezzature  £ 750  
b2) Imprevisti  £ 2.150  
b3) Allacci  £ 160  
b4) Spese generali  £ 7.976  
b5) IVA al 10% (su a+b2)  £ 5.803  
b6) IVA al 20% (su b1+b3+b4)  £ 1.778  
TOTALE SOMME A DISPOSIZIONE    £ 18.617
TOTALE QUADRO ECONOMICO DI SPESA    £ 74.500

Le superfici lorde totali ammontano a m2 28.536 e la cubatura risulta di m3 92.609, mentre i parcheggi sono m2 11.447.
Con riferimento all’importo dei lavori a base d’appalto si rilevano i seguenti costi parametrici al netto della superficie e volume delle serre:
- £ 603.000/m3
- £ 1.958.000/m2.
La stima dei lavori è stata condotta sulla base del prezzario per le opere civili e impiantistiche dell’Assessorato Regionale alle OO.PP. per la Sardegna, mentre per le voci non presenti in detto prezzario, sono state eseguite apposite analisi.
L’appalto delle opere è previsto a corpo ed a misura: quest’ultimo limitatamente alle opere in fondazione.
Con nota 27 gennaio 1998 prot. n. E 1029 l’Università degli Studi di Sassari, a seguito di richiesta di integrazione atti giusta nota 19 gennaio 1998 prot. n. 96 del Consiglio Superiore LL.PP., ha trasmesso la seguente documentazione:

- Documento "Linee per la riorganizzazione spaziale dell’Università di Sassari - aprile 1989";
- "Scheda Progetto" redatta in conformità della delibera CIPE del 12 luglio 1996;
- Analisi dei prezzi - impianti termofluidici;
- Analisi prezzi - impianti elettrici e speciali;
- "Elaborati preliminari" del Progetto Definitivo Impianti.

CONSIDERATO

Preliminarmente si osserva come la Nuova Sede dell’Orto Botanico e le Strutture dell’Area Naturalistica dell’Università di Sassari si inseriscono in una delle aree più interessanti sia sotto il profilo storico sia strategico per il ruolo ad essa attribuito dal P.R.G. della città.
Infatti si tratta di un sito emblematico dal punto di vista dell’evoluzione agricola di un territorio particolarmente fertile anche perché dotato di alcune sorgenti e corsi d’acqua e luogo di cerniera, per la sua posizione, fra il tessuto urbano compatto della città e il territorio circostante.
L’area dell’intervento, leggermente acclive (tra isoipsa dei 177 e quella dei 156 m), ha una forma triangolare allungata il cui vertice s’incunea nell’abitato per poi aprirsi ed allungarsi verso l’esterno ed è delimitata da due strade: la Sassari-Ittiri che assumerà, col tempo, il ruolo e la dimensione di asse urbano di servizi superiori, e la strada di Piandanna, al di là della quale si è sviluppata la città ottocentesca con una pre-dominanza di industrie.
La localizzazione del complesso universitario appare, quindi, sotto il profilo dell’accessibilità, soddisfacente, così come la sua posizione rispetto al sistema urbano della città di Sassari e dell’intero territorio circostante.
All’interno dell’area il progetto organizza i dipartimenti in una struttura lineare che si sviluppa secondo un arco circolare che, in corrispondenza della Via di Piandanna, viene a costituire l’immagine di un muro costruito (poche sono le aperture) che delimita l’Orto Botanico, Orto che diventa chiuso, quasi "segreto" in quanto, anche lungo la strada Sassari-Ittiri, è protetto da un terrapieno a sezione variabile da ovest verso est.
Diversamente l’annesso Parco Urbano appare più aperto e più adeguato alle funzioni proprie del verde urbano.
Complessivamente il progetto interpreta e sviluppa quanto espresso nel documento elaborato nel 1989 dall’Università: "Linee Guida per la riorganizzazione spaziale dell’Università di Sassari", ed è stato approvato dal Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo in data 30 ottobre 1997.
Per quanto riguarda l’esame di merito si rileva che la documentazione progettuale, così come integrata con nota 27 gennaio 1998, risulta rispondente a quanto previsto dalla legge 109/’94 così come modificata dalla legge 216/’95 per la classificazione del progetto presentato quale "definitivo".
Per quanto attiene gli aspetti specifici in ordine alla progettazione dell’opera, l’Assemblea ritiene di dover formulare le seguenti osservazioni e prescrizioni.

Aspetti architettonici
Gli elaborati, in scale adeguate, sono completi di piante, sezioni, prospetti, particolari costruttivi, abachi dei serramenti, delle murature, dei solai, di piante arredate, di specifica relazione sull’abbattimento delle barriere architettoniche, tali da individuare chiaramente l’opera.
Sono inoltre allegate: la documentazione sulla situazione urbanistica, dalla quale si evince la conformità con le destinazioni d’uso previste dal P.R.G. e dalla successiva variante; uno studio sui requisiti tecnici ambientali ove è analizzata la geografia storica del luogo.
Per meglio comprendere e valutare la scelta progettuale e l’inserimento nel contesto circostante sarebbe stata opportuna l’elaborazione di una assonometria d’insieme (o un plastico) accompagnata dalle considerazioni che hanno portato alla scelta di sviluppare il complesso sostanzialmente a cortina continua, seppur con pianta curvilinea, andamento altimetrico variabile e con diverso disegno delle facciate, delimitato sulla via Ittiri a protezione del giardino botanico, da una barriera sulla sommità della quale si snoda un percorso-terrazza sull’orto stesso ed in parte sul parco urbano.
In mancanza di un tale elaborato sono stati valutati singoli aspetti desumibili dai vari elaborati allegati.
Rispetto alle attuali quote del terreno ove dovrà sorgere il nuovo complesso, il progetto non propone sensibili variazioni ma solo modeste e parziali modifiche; il nuovo fabbricato è stato contenuto nell’altezza di tre piani utili, più uno scantinato per parcheggi e servizi, ed un sottotetto, per impianti, non esteso a tutto lo sviluppo longitudinale dei corpi di fabbrica.
La soluzione planimetrica adottata segue l’andamento della via Piandanna e racchiude, quasi proteggendolo, l’orto botanico lasciando invece libero il parco urbano.
Le serre trasparenti si inseriscono a metà della cortina edificata, creando un cannocchiale fra strada Piandanna ed orto botanico attraverso una seppur raccordata discontinuità in altezza e per materiali.
Emergono invece i volumi puntuali del Planetario e dell’Osservatorio metereologico.
Quanto previsto nel progetto non costituisce nel suo complesso (in altezza) un elemento completante fuori scala, in quanto sull’altro lato di via Piandanna le quote dei terreni variano da 175 a 191 m s.l.m.; sono quindi sensibilmente più alte rispetto a quelle del piano terreno del complesso universitario (171 ÷ 172 m s.l.m.).
Si presume comunque che il progetto definitivo sia il conseguente sviluppo del progetto preliminare: dagli atti risulta altresì il parere favorevole della Regione in materia paesistica e la richiesta di nulla osta ex art. 7 della Legge 1497.
Per quanto riguarda l’orto botanico ed il parco urbano la documentazione progettuale è assai meno approfondita di quella relativa agli edifici: manca infatti un approfondimento sulla sistemazione a verde del nuovo giardino botanico e del parco urbano che si ritiene debbano essere sviluppati con un progetto a sé stante unitamente ai relativi impianti. Si evidenzia, comunque, che allo stato sono previsti percorsi con pavimentazioni in cemento, scelta questa che non appare congrua in relazione alla natura dei luoghi.
La dotazione di parcheggi, pur essendo corrispondente al minimo di legge, potrebbe essere incrementata in relazione alla variegata utenza: studenti, docenti, addetti, visitatori del museo e fruitori del parco urbano.
Nell’ambito del progetto esecutivo dovrà essere approfondita la parte, solo accennata, di superamento delle barriere architettoniche per non vedenti.
Appare condivisibile la scelta di isolare gli ambienti e proteggere le strutture portanti tramite facciata e copertura aerata.
Nel merito del linguaggio architettonico, fermo restando le sostanziali scelte fatte dal progettista all’interno del complesso precedentemente ricordato, si ritiene dover evidenziare una disomogeneità nella trattazione delle due facciate, quella verso l’esterno e quella interna, che non viene sufficientemente motivata.
Inoltre si raccomanda, in sede di stesura del progetto definitivo, di verificare il rapporto tra le serre trasparenti e i due corpi laterali, poiché il cambio di linguaggio e l’uso di materiali diversi da quelli circostanti, potrebbe annullare l’effetto di trasparenza che si è voluto dare separando i due corpi.
In ogni caso l’esito definitivo della valutazione del progetto, deve restare subordinata alla formulazione dell’autorizzazione ex art. 7 della legge 1497/’39, da parte dell’Ente Regione, a norma della legge 431/’85, per quanto concerne la tutela paesaggistico-ambientale e del N.O. della competente Soprintendenza per quanto afferisce alla tutela archeologica.

Aspetti geologici
La zona interessata dal nuovo insediamento è impostata su un Complesso definito come "Piattaforma carbonatica miocenica". Dal punto di vista morfologico e stratigrafico essa ha caratteri di semplicità ed uniformità. La morfologia stratigrafica è caratterizzata in tutta la zona dall’affioramento di un complesso di calcareniti sovrapposto a marne a composizione variabile da quelle di "marne calcaree" a quelle "marne argillose".
La idrogeologia della zona è caratterizzata dalla presenza di una falda idrica superficiale, incontrata a qualche metro di profondità dal piano campagna, che si svolge nel complesso delle calcareniti e che ha per basamento il sottostante complesso poco permeabile delle "marne".

Aspetti geotecnici
Gli aspetti geotecnici più importanti riguardano la fondazione degli edifici e la stabilità di scavi per la sistemazione finale dell’area e per la realizzazione degli ambienti interrati.
Dagli elementi forniti c’è effettivamente da ritenere che la situazione stratigrafica e geotecnica sia tale da non comportare problemi per quanto riguarda la sicura fattibilità dell’insediamento.
Tuttavia si rileva che i sondaggi eseguiti, in numero di 10, appaiono poco profondi se riferiti alla dimensione degli edifici ed a caratteri stratigrafici locali; di essi, sei sono profondi appena 10 m, mentre solo quattro raggiungono i 15 m di profondità.
Generalmente in superficie sono presenti alcuni metri di "calcareniti" a consistenza lapidea, al disotto sono stati incontrati livelli di marne a consistenza variabile.
La situazione è sicuramente tale da non creare problemi di stabilità per le fondazioni. Tuttavia, vista la articolazione degli edifici, andrebbero meglio affrontati gli aspetti riguardanti le deformazioni ed i cedimenti relativi.
A tale scopo, per i diversi corpi di fabbrica, dovrebbe essere meglio rappresentato il piano di imposta delle fondazioni e messo in relazione con le locali caratteristiche di costituzione e consistenza dei terreni; nel progetto è sempre stata adottata la stessa tipologia di fondazione (platea continua) che, in base ai dati presentati, appare addirittura inutilmente esuberante ed onerosa.
Il problema della stabilità degli scavi viene solo enunciato ma non ripreso nel dimensionamento delle opere. Mancano riferimenti alle effettive altezze degli scavi ed alla adozione di opere di sostegno o di "controllo" del livello delle acque del sottosuolo.
A tal fine manca una vera e propria relazione geotecnica. Allegata al progetto è presentata una "Relazione sulle fondazioni" che si limita a fare delle considerazioni del tutto generiche, senza proporre e giustificare le soluzioni adottate nei diversi casi.
Nelle relazioni di calcolo delle fondazioni (assunte come platee verificate a piastra) non vengono fatti espliciti riferimenti alle effettive caratteristiche geotecniche dei terreni.
Per questi le prove di laboratorio eseguite su campioni relativamente superficiali si limitano a determinare il valore della resistenza a compressione semplice. Nelle successive fasi di elaborazione del progetto dovrà essere maggiormente approfondita la conoscenza delle caratteristiche stratigrafiche del terreno anche mediante l’esecuzione di alcuni sondaggi meccanici spinti a maggiore profondità (aventi indicativamente lunghezza di almeno trenta metri).
In definitiva dovranno essere meglio correlati i piani di imposta delle fondazioni dei singoli corpi di fabbrica con le locali caratteristiche geotecniche dei terreni ed in particolare con lo spessore e la consistenza dei livelli argilloso-marnosi. In particolare dovranno essere verificati problemi di congruenza delle deformazioni tra corpi contigui ed adottati gli eventuali accorgimenti strutturali del caso.
Dovranno, inoltre, essere compiutamente rappresentate e verificate le condizioni di stabilità degli scavi sia nelle fasi temporanee che ad opere ultimate e di conseguenza chiaramente indicate e dimensionate le corrispondenti opere di sostegno.

Aspetti strutturali
Il progetto, per quanto attiene le strutture portanti, fornisce una sufficiente descrizione dell’impostazione strutturale dell’opera, e fornisce calcoli preliminari.
In particolare riprendendo le osservazioni già formulate in precedenza si evidenzia per le strutture in fondazione - che appaiono esuberanti - la necessità di un confronto con soluzioni tipologiche alternative che tengano conto delle reali esigenze strutturali, commisurate alle locali caratteristiche dei terreni di fondazione ed ai coefficienti di sicurezza prescritti dalle normative vigenti, ciò al fine di pervenire ad un più congruo e contenuto costo, commisurato alle reali necessità.
Le strutture in elevazione sono per la maggior parte in cemento armato, con solai anche in precompresso; quelle relative alle coperture risultano in acciaio per i settori di fabbrica del corpo principale a pianta circolare, ed in legno lamellare per le aule poste alle due estremità.
Attesa l’incidenza di costo anche di manutenzione di tale ultima soluzione costruttiva, rilevato che le stesse strutture in legno lamellare saranno controsoffittate, si ravvisa l’opportunità di uniformare la tipologia strutturale delle coperture, tenuto anche conto che la scelta operata dai progettisti non risulta, sotto alcun profilo, motivata.
Sempre in tema di copertura va anche segnalata la problematica manutenzione delle coperture delle serre, manutenzione che dovrà essere oggetto di specifico elaborato, attesa la rilevanza dell’intervento.
Una osservazione particolare va riferita, infine, ai solai di grandi luce realizzati con elementi prefabbricati, senza armatura trasversale, che a motivo della loro altezza, richiedono un idoneo studio teorico e sperimentale che garantiscano il rispetto della sicurezza previsto dalle norme vigenti per gli elementi strutturali in cemento armato precompresso.

Aspetti impiantistici
Il progetto degli impianti è ben documentato per quanto riguarda i requisiti da raggiungere e le scelte di impostazione. Le soluzioni impiantistiche, che appaiono in generale condivisibili e congrue rispetto agli obiettivi, sono sufficientemente descritte al livello degli schemi funzionali.
Viceversa, la definizione oggettuale degli impianti soprattutto riguardo alle reti di distribuzione ed alle apparecchiature di erogazione è portata soltanto fino al livello di definizione minimo indispensabile per la esecuzione dei calcoli e delle stime economiche preliminari.
In particolare si ritiene di dover osservare, per quanto riguarda gli impianti meccanici che i trattamenti di climatizzazione previsti per le serre, nel regime estivo sono in grado soltanto di garantire il mantenimento di valori dell’umidità superiori a minimi prefissati, mentre il controllo della temperatura è limitato ed avviene solo a spese di incrementi dell’umidità.
E’ pertanto da raccomandare che da parte dell’Università venga verificata l’adeguatezza della soluzione alle esigenze di tipo botanico.
Inoltre, rilevato che l’impianto di irrigazione è allo stato escluso dall’appalto, si segnala l’opportunità che in sede di progettazione dello stesso venga presa in considerazione l’ipotesi dell’utilizzo a tale fine delle acque meteoriche cadenti sui volumi coperti; in ogni caso tali acque dovranno essere restituite alla falda.

Aspetti economici
Per quanto attiene gli aspetti dei costi l’Assemblea rileva che la stima delle opere è stata condotta sulla base del prezzario per le opere civili ed impiantistiche dell’Assessorato Regionale alle OO.PP. che risulta redatto in collaborazione con l’Ufficio preposto alle competenze statali per la Regione Sardegna.
Nella relazione tecnica di progetto sono riportati disaggregati i dati più significativi relativi a ciascun "corpo" costituente il complesso. Dal loro esame risulta che i corpi nn. 1, 2, 4, 5, 6 e 7 hanno in totale una superficie lorda di 28.536 m2 cui corrisponde un volume di 92.609 m3, mentre per il corpo n. 8, il polo tecnologico, viene fornita la sola superficie utile netta pari a 1.545 m2.
Tali dati non sono forniti per i corpi n. 9, 10 e 11, cioè l’Orto botanico, il Parco urbano e la strada esterna di Piandanna in quanto non vi sono volumi. Dal computo è stato comunque escluso il corpo n. 3 comprendente le serre.
Atteso che l’importo dei lavori è pari a £ 55.883.000.000, di cui £ 43.318.000.000 sono relative alle opere civili e £ 12.565.000.000 riguardano gli impianti, dai dati suesposti, non considerando l’incidenza del polo tecnologico, si ha un costo medio a m2 e m3 lordi - il cui rapporto è pari a 3,2 - rispettivamente di £ 1.958.000 e £ 603.000 circa.
Considerando anche la superficie del polo tecnologico per un valore lordo che può reputarsi pari a m2 1.875 (1545 x 1,214), si ha che la superficie complessiva lorda è pari a 30.411 m2 per cui il costo a m2 risulta fino a £ 1.837.000 circa.
Il costo , così determinato sulla base degli elementi desunti dal progetto, si colloca su una fascia elevata e appare correlato alle caratteristiche del complesso così come progettato, con specifico riferimento ai suoi elementi architettonici e strutturali, nonché al prezzario adottato.
In sede di progetto esecutivo il computo metrico non solo dovrà comunque tener conto delle variazioni conseguenti alle osservazioni formulate da questo Consesso, ma anche di tutti i necessari approfondimenti in ordine ai prezzi unitari da applicare, ed alla completezza di tutte le voci volte ad individuare compiutamente il costo dell’opera.
Dovrà altresì essere rivisto il C.S.A. al fine di renderlo aderente alle specifiche disposizioni della legge 109/’94 anche in relazione al fine di meglio tutelare l’interesse dell’Amministrazione nella gestione dell’appalto.
Nelle suesposte considerazioni

E' IL PARERE

dell’Assemblea.